
L’Italia si distingue in Europa per uno dei più bassi divari retributivi di genere: secondo Eurostat, le donne italiane guadagnano in media solo il 2,2% in meno rispetto ai colleghi uomini, contro una media europea ben più alta. Eppure, la parità salariale reale è ancora da conquistare. La nuova direttiva UE 2023/970, che entrerà in vigore entro il 7 giugno 2026, rappresenta un passo decisivo nella lotta al gender pay gap, imponendo agli Stati membri obblighi stringenti in tema di trasparenza e parità retributiva.
Cosa prevede la nuova normativa europea
Le nuove regole europee non lasciano spazio a interpretazioni: le aziende, sia pubbliche che private, dovranno garantire massima chiarezza su salari e criteri di progressione di carriera. I candidati avranno il diritto di conoscere la RAL (retribuzione annua lorda) già in fase di colloquio, mentre i dipendenti potranno accedere alle informazioni relative al proprio trattamento economico. I criteri di determinazione degli stipendi dovranno essere trasparenti, oggettivi e consultabili da tutti.
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A che punto è l’Europa sulla trasparenza salariale?
Secondo l’analisi di Ius Laboris, l’Europa è ancora divisa sul tema. Alcuni Paesi, tra cui Italia, Spagna, Portogallo, Belgio e Germania, hanno già introdotto normative vincolanti. Altri, come Svezia e Austria, si limitano a obblighi indiretti o solo per aziende di grandi dimensioni. Alcuni Stati sono ancora fermi alla fase di proposta normativa. L’Italia, pur con un buon punto di partenza, deve accelerare l’implementazione di strumenti operativi, come la rendicontazione biennale per aziende con oltre 50 dipendenti e la certificazione per la parità di genere.
Un’opportunità per migliorare fiducia e merito
Come sottolinea Joelle Gallesi, managing director di Hunters Group, la direttiva UE è un’occasione per costruire ambienti di lavoro più giusti e meritocratici. “Parlare di retribuzione non deve più essere un tabù. La trasparenza salariale va oltre l’adempimento normativo: è un atto di responsabilità sociale che rafforza la fiducia interna, valorizza il merito e costruisce un futuro sostenibile per tutti”.
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