
Il mercato automobilistico europeo torna a registrare numeri positivi a luglio 2025, con un aumento del 5,9% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Tuttavia, il confronto con il periodo pre-Covid evidenzia un ritardo del 18,4%, segnale che la ripresa è ancora fragile. L’Italia, in particolare, continua a mostrare segnali di debolezza rispetto agli altri Major Market: sebbene abbia registrato una leggera crescita nelle immatricolazioni, si posiziona ancora all’ultimo posto per quota di auto elettriche ricaricabili (ECV), ferme al 12,3%. Le BEV (elettriche pure) coprono solo il 4,9% del mercato, quasi quattro volte meno della media europea.

L’Italia indietro sull’elettrico: pesa la mancanza di infrastrutture e incentivi
Il confronto con Germania, Francia, Spagna e Regno Unito è impietoso: nei primi sette mesi dell’anno, la media europea delle ECV si attesta al 26,3%, mentre l’Italia si ferma al 10,7%. La scarsa diffusione delle colonnine di ricarica – con solo 13,2 punti ogni 100 km contro la media europea di 19,5 – e il ritardo nell’attivazione degli incentivi statali sono tra le cause principali di questo divario. Secondo l’UNRAE, è urgente non solo rendere operative le misure già previste, ma anche ampliarne l’efficacia, rendendo incentivabili più modelli e aumentando la detraibilità e deducibilità dei costi legati alle auto aziendali a zero emissioni.
Le nuove frontiere della brand reputation: aziende e utenti a confronto

Una transizione da accelerare per non perdere la sfida della competitività
La Commissione Europea spinge sull’acceleratore della transizione ecologica con nuove consultazioni pubbliche e obiettivi ambiziosi per la decarbonizzazione della mobilità. Tuttavia, senza un deciso intervento su fiscalità e infrastrutture, l’Italia rischia di rimanere ai margini. Il richiamo dell’UNRAE è chiaro: servono azioni concrete per colmare il gap e salvaguardare la competitività della nostra filiera industriale, in particolare quella della componentistica. In un contesto globale in evoluzione, restare indietro sull’elettrico non è solo un problema ambientale, ma anche strategico.












