Addio microchip: i funghi stanno per invadere i computer (e rivoluzionare la memoria)

La ricerca continua a sorprendere con innovazioni che uniscono natura e tecnologia, aprendo nuove frontiere nel campo della bioelettronica. La ricerca scientifica continua a sorprendere con innovazioni che uniscono natura e tecnologia, aprendo nuove frontiere nel campo della bioelettronica. Tra le scoperte più recenti e promettenti spicca l’impiego dei funghi come potenziali componenti per la […]

di Christian Camberini | 29 Ottobre 2025
Funghi, l'incredibile innovazione futura (www.inovami.news)

La ricerca continua a sorprendere con innovazioni che uniscono natura e tecnologia, aprendo nuove frontiere nel campo della bioelettronica.

La ricerca scientifica continua a sorprendere con innovazioni che uniscono natura e tecnologia, aprendo nuove frontiere nel campo della bioelettronica. Tra le scoperte più recenti e promettenti spicca l’impiego dei funghi come potenziali componenti per la realizzazione di microchip di memoria. Questo innovativo approccio potrebbe rivoluzionare il modo in cui concepiamo e sviluppiamo i dispositivi di archiviazione dati, spostando l’attenzione verso soluzioni più sostenibili e biologiche.

Funghi e bioelettronica: una rivoluzione in atto

I funghi, noti per la loro straordinaria capacità di adattamento e le proprietà uniche dei loro miceli, sono stati recentemente studiati da un gruppo di ricercatori dell’Ohio State University, come riportato sulla rivista scientifica Plos One. Lo studio ha esaminato in dettaglio i funghi champignon e shiitake (Lentinula edodes), coltivandoli e successivamente disidratandoli per prolungarne la vitalità, un passaggio fondamentale per garantirne l’integrità nel tempo. Dopo questa fase di preparazione, i miceli sono stati integrati in circuiti elettronici e sottoposti a diversi voltaggi e frequenze per testarli come componenti elettronici.

Il componente chiave testato è stato il memristore organico, un dispositivo capace di “ricordare” il proprio stato elettrico e di tradurlo in segnali analogici. Utilizzando sonde e fili elettrici collegati in punti differenti del fungo, i ricercatori hanno osservato come ogni parte del micelio presentasse caratteristiche elettriche specifiche, influenzate dalla tensione applicata e dalla connettività del circuito. John LaRocco, autore principale dello studio, ha sottolineato come “le prestazioni variano a seconda della tensione e delle connessioni, evidenziando la complessità e la versatilità del sistema fungino”.

Le sperimentazioni successive hanno confermato che tali dispositivi fungini replicano in modo affidabile gli effetti di memoria riscontrati nei tradizionali chip a semiconduttore. In particolare, come memoria RAM, i funghi sono stati in grado di commutare tra stati elettrici fino a 5.850 segnali al secondo, con una precisione che si attesta intorno al 90%. Questi risultati pongono le basi per l’utilizzo di funghi in componenti ispirati al funzionamento cerebrale, aprendo la strada a dispositivi informatici più economici, sostenibili e meno dipendenti da materiali rari e costosi.

Il potenziale di questa tecnologia è particolarmente interessante dal punto di vista energetico: i microchip biologici, infatti, potrebbero ridurre drasticamente il consumo di energia in modalità standby, una delle criticità attuali dei data center. “Sviluppare microchip che imitano l’attività neurale permette di abbattere i costi energetici in modo significativo, rappresentando un vantaggio sia economico sia ambientale”, ha affermato LaRocco, evidenziando come questa innovazione possa rivoluzionare l’efficienza dei sistemi informatici del futuro.

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