
L’inflazione italiana registra un significativo rallentamento nel mese di ottobre, segnando il livello più basso degli ultimi dodici mesi.
Secondo le ultime rilevazioni preliminari dell’ISTAT, l’aumento dei prezzi al consumo si attesta all’1,2% su base annua, in diminuzione rispetto all’1,6% rilevato nei mesi di agosto e settembre 2025. Questo andamento positivo è frutto soprattutto del calo dei prezzi energetici regolamentati, degli alimentari non lavorati e dei servizi di trasporto, che hanno contribuito a una diminuzione complessiva del costo della vita in Italia.
L’analisi dei dati mensili conferma un trend di discesa: a ottobre, infatti, i prezzi al consumo sono scesi dello 0,3%, dopo una flessione dello 0,2% registrata a settembre. In soli due mesi, quindi, i prezzi si sono ridotti complessivamente di mezzo punto percentuale, riportandosi ai valori di maggio scorso. È importante ricordare che nei mesi primaverili di marzo e aprile l’inflazione italiana aveva raggiunto un picco annuo dell’1,9%, a causa dell’aumento dei costi di gas e petrolio.
Il rallentamento più marcato è attribuibile principalmente al settore energetico, dove i prezzi regolamentati sono passati da un incremento del 13,9% a una diminuzione dello 0,8%. Anche gli alimentari non lavorati hanno visto una riduzione del tasso di crescita, scendendo da +4,8% a +1,9%, mentre i servizi di trasporto hanno rallentato da +2,4% a +2%.
Posizionamento dell’Italia nell’Eurozona e impatto sul carrello della spesa
L’Italia si conferma tra i Paesi con l’inflazione armonizzata più bassa nell’area euro, con un incremento tendenziale dell’1,3%, superata solo da Cipro (0,3%) e Francia (0,9%). Su base mensile, invece, il nostro Paese si distingue per il calo dei prezzi più consistente, con un -0,2%. Anche l’inflazione core, che esclude i prezzi di energia e alimentari freschi, si mantiene stabile al 2%, inferiore alla media europea che si attesta al 2,4%.
Il rallentamento dei prezzi si riflette positivamente anche sul cosiddetto “carrello della spesa”, ovvero il paniere di beni destinati alla cura della casa e della persona. Dopo un aumento del 3,1% a settembre, a ottobre l’incremento annuo si riduce al 2,3%, un dato che rappresenta una buona notizia per le famiglie italiane, spesso alle prese con la pressione dei costi quotidiani.

L’aggiornamento dell’inflazione acquisita da parte dell’ISTAT, che passa dall’1,7% al 30 settembre all’1,6% al 31 ottobre, ha importanti ripercussioni anche per la finanza pubblica e le misure sociali. Questo valore è utilizzato come base per la rivalutazione delle pensioni nel 2026. La rivalutazione sarà provvisoriamente fissata agli inizi di dicembre, in attesa del dato definitivo che sarà reso noto a gennaio, momento in cui il Ministero dell’Economia deciderà anche l’eventuale conguaglio.
Il rallentamento dell’inflazione implica una minore spesa pubblica per la rivalutazione pensionistica rispetto a quanto previsto in precedenza, con un risparmio stimato intorno ai 300 milioni di euro. Queste risorse potrebbero essere destinate a finanziare misure specifiche inserite nella prossima legge di Bilancio, offrendo così un certo margine di manovra al Governo guidato dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Energia stabile e prospettive per l’economia italiana
L’andamento dell’inflazione di ottobre conferma come la stabilità dei prezzi dell’energia rappresenti un fattore chiave per la competitività dell’economia italiana in Europa. Il calo delle quotazioni di petrolio e gas, infatti, può innescare un trend discendente sui prezzi al consumo, donando un importante sollievo alle famiglie italiane dopo anni difficili caratterizzati da una significativa perdita del potere d’acquisto.
L’Italia, con un PIL nominale stimato nel 2025 in 2,46 trilioni di dollari e un PIL pro capite di circa 40.300 dollari, continua a essere una delle principali economie mondiali, mantenendo un ruolo di rilievo nel contesto europeo e globale. L’andamento positivo dell’inflazione contribuisce a rafforzare la fiducia nei consumi e negli investimenti, elementi fondamentali per sostenere la crescita economica nel medio termine.
Con una popolazione di quasi 59 milioni di abitanti e una struttura economica dinamica, l’Italia beneficia inoltre dell’impegno delle istituzioni statistiche nazionali, come l’ISTAT, che continua a fornire dati dettagliati e aggiornati per monitorare l’evoluzione dei prezzi e supportare le decisioni politiche ed economiche.













