
L’industria cinematografica americana si interroga su rischi e opportunità dell’IA: tra timori per l’occupazione, difesa della creatività e nuove sfide etiche nel settore.
L’intelligenza artificiale continua a essere uno degli argomenti più dibattuti nell’industria dell’intrattenimento, soprattutto a Hollywood, dove si confrontano opinioni contrastanti sul ruolo che questa tecnologia potrà avere nel futuro della creazione artistica. Mentre OpenAI sta sviluppando un nuovo strumento per la generazione automatica di musica, il dibattito sul rapporto tra cinema e IA si fa sempre più acceso. Tra le voci più critiche spicca quella del celebre regista Guillermo del Toro, che ha ribadito la sua netta contrarietà all’uso dell’IA nella produzione creativa, sostenendo di non avere alcun interesse a impiegarla.
La posizione ferma di Guillermo del Toro sull’intelligenza artificiale
In una recente intervista rilasciata a NPR, Guillermo del Toro ha espresso una visione severa e riflessiva sul tema. Il regista, vincitore di numerosi premi Oscar, ha dichiarato con chiarezza: «La mia preoccupazione non è tanto l’intelligenza artificiale, quanto la stupidità naturale». Questa frase riassume il suo timore che, più che la tecnologia in sé, siano gli errori umani e la superficialità a generare i problemi più gravi nell’uso dell’IA.
Del Toro ha inoltre paragonato alcune figure chiave dell’industria tecnologica ai protagonisti di Frankenstein, sottolineando come spesso vengano create tecnologie innovative senza una reale considerazione delle conseguenze etiche e sociali. «Bisognerebbe fermarsi a riflettere su dove stiamo andando», ha ammonito, evidenziando la necessità di un approccio più responsabile e consapevole.

Con una scelta che suona quasi come una dichiarazione di principio, il regista ha affermato: «Non sono interessato, né mai lo sarò, a usare l’intelligenza artificiale. Preferirei morire piuttosto che farlo. Ho 61 anni e spero di poter restare disinteressato fino alla fine dei miei giorni». Tale posizione è significativa in un momento storico in cui l’IA sta rapidamente entrando anche nei processi creativi tradizionali.
La posizione di Guillermo del Toro si inserisce in un contesto più ampio di discussione che coinvolge altre figure di spicco dell’industria cinematografica e dell’intrattenimento. Non è infatti la prima volta che un autore o un produttore manifesta diffidenza o addirittura rifiuto verso l’adozione dell’IA nei settori creativi.
Ad esempio, il regista Steven Spielberg ha più volte ribadito in interviste, tra cui una rilasciata a Reuters, di non volere che l’intelligenza artificiale prenda decisioni creative al suo posto. La sua posizione riflette la preoccupazione che la tecnologia possa sostituire l’intuito umano e la sensibilità artistica, elementi considerati insostituibili nel processo creativo.
Anche nel mondo del fumetto, il dibattito è acceso. Jim Lee, presidente di DC Comics, ha dichiarato al New York Comic Con che la casa editrice «non sosterrà alcuna forma di narrazione o arte generata da IA». Tale scelta sottolinea la volontà di preservare l’originalità e il valore dell’opera umana, opponendosi all’idea di un’arte prodotta da algoritmi e intelligenze artificiali.












