Instagram e WhatsApp ci spieranno? Dal 16 dicembre cambia tutto: a cosa devi prepararti

Dal 16 dicembre anche app come Instagram e WhatsApp potrebbero iniziare a spiare i propri utenti tramite l’IA.

di Michele Messina | 28 Novembre 2025
Dal 16 dicembre cambierà il nostro rapporto con le IA - innovami.news

La notizia che ha iniziato a circolare sui social nelle ultime settimane ha destato grande preoccupazione, alimentando timori legati alla nostra privacy digitale. Secondo queste voci, dal 16 dicembre Meta avrebbe iniziato a leggere i messaggi privati su WhatsApp, Instagram e Facebook per addestrare le proprie AI.

Un’ipotesi che, se fosse stata confermata, avrebbe rappresentato un colpo durissimo alla fiducia degli utenti e alla tutela della loro intimità. L’aggiornamento alle politiche di Meta porterà con sé novità significative e non prive di conseguenze per la stragrande maggioranza degli utenti.

Arriva l’IA Act, utenti in rivolta

Fortunatamente, la ricostruzione è falsa, un portavoce di Meta ha chiarito che l’azienda non utilizza i messaggi privati per addestrare le AI, a meno che l’utente non scelga esplicitamente di farlo.. La modifica riguarda invece le interazioni con Meta AI, il chatbot integrato nelle piattaforme, che diventeranno materiale prezioso per la personalizzazione.

Instagram e WhatsApp ci spieranno? Dal 16 dicembre cambia tutto
Proteggere i propri dati diventa ancora più importante – innovami.news

Dal 16 dicembre, infatti, ogni conversazione con Meta AI potrà contribuire a migliorare i sistemi e a rendere più mirati i contenuti pubblicitari. Questo passaggio segna un’evoluzione importante: dal capitalismo dell’attenzione si entra nell’economia dell’intimità, dove i dati personali diventano valore.

Gli esperti sottolineano come la monetizzazione delle interazioni con i chatbot rappresenti una nuova fase del capitalismo della sorveglianza. Non si tratta solo di Meta, anche Google, con il nuovo AI Mode, ha iniziato a puntare sulle conversazioni per raffinare le inserzioni.

OpenAI, inizialmente contraria alla pubblicità, ha dovuto rivedere la propria strategia, complice un modello di abbonamento non sufficiente a sostenere i costi. Con 50 milioni di utenti paganti su 800 milioni complessivi, la sostenibilità economica di ChatGPT è diventata un tema cruciale.

L’ingresso di Fidji Simo, ex dirigente Meta, ha confermato la direzione verso un modello che integra pubblicità nelle risposte del chatbot. Gli analisti ritengono inevitabile l’arrivo degli annunci su ChatGPT, perché gli abbonamenti da 20 dollari al mese non bastano a coprire i costi.

Piattaforme come Facebook, Google, Netflix e Disney+ hanno già seguito questo percorso, inizialmente prive di inserzioni hanno successivamente dovuto introdurle. L’economia digitale si fonda su un meccanismo chiaro: attrarre utenti, raccogliere dati e monetizzare attraverso pubblicità sempre più personalizzate.

Nel settore AI, Microsoft con Copilot, Amazon con Rufus e Snapchat con MyAI stanno già sperimentando modelli simili. Il problema è che i chatbot raccolgono informazioni molto più intime rispetto ai social, dalle ansie personali alle difficoltà finanziarie.

Questi dati permettono di creare inserzioni cucite su misura, basate su dettagli profondamente privati e quindi di enorme valore economico. L’Europa, con l’AI Act, aveva tentato di porre limiti, ma il Digital Omnibus rischia di indebolire ulteriormente le tutele per i cittadini.

La lezione di Cambridge Analytica e degli abusi del passato sembra non essere stata appresa, lasciando gli utenti più esposti che mai. Da questo punto in poi, è chiaro che il nostro rapporto con le IA debba cambiare verso una struttura più controllata e sicura per tutti.

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