La classifica delle città con la Tari più alta: in un comune la cifra è enorme

Il Rapporto 2025 dell’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva ha reso noto l’aggiornamento sui costi della Tari, la tassa sui rifiuti che grava sulle famiglie italiane. L’analisi, basata su una famiglia tipo di tre componenti e un’abitazione di 100 metri quadrati, conferma un trend di aumento generalizzato sul territorio nazionale, con incrementi che coinvolgono ben […]

di Romana Cordova | 1 Dicembre 2025
Il luogo dove la TARI è più costosa - innovami.news

Il Rapporto 2025 dell’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva ha reso noto l’aggiornamento sui costi della Tari, la tassa sui rifiuti che grava sulle famiglie italiane. L’analisi, basata su una famiglia tipo di tre componenti e un’abitazione di 100 metri quadrati, conferma un trend di aumento generalizzato sul territorio nazionale, con incrementi che coinvolgono ben 95 capoluoghi su 110. Tra le città italiane, Catania si conferma la più onerosa con una tassa che supera i 600 euro annui, un dato che riflette le difficoltà gestionali e infrastrutturali di alcune realtà urbane, specialmente nel Sud.

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La crescita della Tari e la differenza territoriale

La spesa media nazionale per la gestione dei rifiuti urbani ha raggiunto nel 2025 i 340 euro, segnando un aumento del 3,3% rispetto all’anno precedente. Un incremento che si riflette soprattutto nelle grandi città, dove le politiche locali e i costi di smaltimento impattano direttamente sulle tasche dei cittadini.

Un elemento chiave emerso dal rapporto è il forte divario territoriale tra Nord, Centro e Sud. Al Nord, dove la raccolta differenziata si attesta al 73%, la Tari si mantiene più contenuta, con una media di 290 euro annui. Questa regione si distingue per efficienza e costi più bassi, grazie anche a sistemi di riciclo avanzati e una gestione più virtuosa dei rifiuti.

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Al Centro, la tassa aumenta a 364 euro medi, con una raccolta differenziata che cala al 62%, mentre al Sud la situazione peggiora ulteriormente: la Tari raggiunge una media di 385 euro e la raccolta differenziata non supera il 59%. Le regioni del Sud, infatti, continuano a mostrare difficoltà strutturali nella gestione dei rifiuti, con costi più elevati e una qualità del servizio inferiore.

Tra le regioni più economiche resistono Trentino-Alto Adige, Lombardia e Veneto, mentre Puglia, Campania e Sicilia si confermano le più costose per i contribuenti.

Il confronto tra i capoluoghi di provincia evidenzia differenze significative. Catania, capoluogo siciliano con quasi 300.000 abitanti, si posiziona al vertice della classifica nazionale con una Tari di 602 euro annui, superando di molto la media nazionale. Seguono Pisa con 557 euro e Genova con 509 euro. All’opposto della graduatoria si colloca Cremona, con soli 196 euro annui, confermandosi il capoluogo più economico, insieme a Udine e Trento che restano sotto quota 200 euro.

L’aumento della Tari si accompagna a una crescita della raccolta differenziata, salita al 66,6%, superando così la soglia europea del 65%. Tuttavia, la qualità della differenziazione presenta ancora forti disparità: nel Nord i tassi di impurità dell’organico sono inferiori al 3%, mentre nelle regioni meridionali superano il 15%, determinando costi aggiuntivi e problemi nel trattamento dei rifiuti.

Analisi regionale e prospettive future

L’analisi delle singole regioni mostra incrementi variabili della Tari, con punte significative in Toscana (+6,5%) e Trentino-Alto Adige (+10,8%), mentre Valle d’Aosta e Sardegna registrano lievi diminuzioni. La raccolta differenziata cresce quasi ovunque, con Emilia-Romagna e Veneto che mantengono tassi superiori al 70%.

In parallelo, iniziative come il progetto Win on Waste del CNR e dell’Istituto di Scienze Marine di La Spezia stanno lavorando per sviluppare metodologie innovative di monitoraggio e riduzione dell’inquinamento da plastica, promuovendo una maggiore consapevolezza ambientale e un miglior riciclo dei materiali, elementi fondamentali per contenere i costi futuri e migliorare la qualità del servizio.

Il quadro attuale evidenzia dunque una sfida a più livelli per l’Italia: contenere la spesa per i cittadini, migliorare la qualità della raccolta differenziata e ridurre l’impatto ambientale attraverso politiche integrate e una maggiore partecipazione attiva della società civile. La differenza tra Nord e Sud rimane marcata, ma le azioni di sensibilizzazione e innovazione tecnologica rappresentano un passo importante verso una gestione più efficiente e sostenibile dei rifiuti urbani.

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