Dal surplus al valore

Sprechi natalizi: ogni anno oltre un miliardo di tonnellate di cibo invenduto. Regardia e le innovazioni che trasformano le eccedenze in valore

Durante le festività natalizie lo spreco alimentare raggiunge livelli record, incidendo su costi, margini e sostenibilità della filiera. Scopri cinque trend di innovazione che, anche grazie a realtà come Regardia, stanno trasformando il cibo invenduto in una risorsa strategica per le imprese

di Redazione Innovami.news | 27 Dicembre 2025
Foto: Pexels

Con l’avvicinarsi delle festività, il settore alimentare affronta un paradosso strutturale: il periodo che concentra vendite e consumi genera anche eccedenze e sprechi su larga scala. A livello globale, l’invenduto alimentare pesa per oltre 90 miliardi di euro lungo la filiera, incidendo su costi operativi, marginalità e gestione delle scorte, in particolare nel comparto dolciario, dove la produzione è fortemente concentrata in poche settimane.

L’invenduto alimentare come problema strutturale di filiera

Panettoni, cioccolatini, biscotti e snack confezionati vengono prodotti in grandi volumi per rispondere a una domanda stagionale intensa ma breve. Una quota rilevante di questi prodotti rimane però sugli scaffali, pur essendo perfettamente idonea al consumo. Secondo uno studio di ECR Retail Loss, ogni anno oltre un miliardo di tonnellate di cibo viene sprecato, generando costi superiori ai 90 miliardi di euro lungo la catena del valore.

L’impatto sulla redditività è significativo: una riduzione anche parziale di questi costi nascosti potrebbe tradursi in un incremento dei profitti superiore al 20% per molti retailer. Nel settore dolciario, i costi legati a sconti, redistribuzione, smaltimento e logistica possono arrivare fino all’1,8% del fatturato, a cui si sommano immobilizzazioni di capitale e inefficienze operative.

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Perché le eccedenze alimentari incidono sui margini aziendali

L’invenduto non è solo una questione ambientale, ma un problema economico concreto. Ogni prodotto fermo in magazzino rappresenta un costo finanziario, un rischio operativo e una perdita di valore. In mercati ad alta competitività e con margini sotto pressione, la gestione delle eccedenze diventa quindi una leva strategica per migliorare l’efficienza e rafforzare la solidità del business.

Regardia e il ruolo dei modelli industriali strutturati

Sempre più aziende stanno superando approcci emergenziali, adottando modelli industriali continuativi per la gestione dell’invenduto. In questo contesto si inserisce Regardia, realtà italiana attiva nella circular economy, che recupera ex-prodotti alimentari trasformandoli in risorse utili attraverso processi industriali dedicati. Grazie a questo modello, oltre 165.000 tonnellate all’anno di surplus alimentare vengono preservate nella filiera dei mangimi e delle bioenergie, riducendo sprechi e costi logistici.

“Ridurre gli sprechi significa intervenire direttamente sui margini, sull’efficienza operativa e sulla solidità del business”, spiega Paolo Fabbricatore, Group CEO di Regardia. “Il vero tema oggi non è se gestire l’invenduto, ma come farlo in modo strategico e misurabile”.

Foto: Ufficio Stampa

Il peso economico dell’invenduto nel mercato dolciario globale

La rilevanza del tema emerge chiaramente se confrontata con le dimensioni del mercato. Secondo il report Confectionery Worldwide 2025 di Statista, il settore dolciario genera 531 miliardi di euro di fatturato annuo a livello globale. L’Europa occidentale rappresenta circa un terzo del mercato mondiale, seguita da Nord America e Asia-Pacifico. In un comparto di questa scala, anche piccole percentuali di eccedenze hanno un impatto economico rilevante, amplificandosi lungo tutta la filiera.

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I 5 trend di innovazione per valorizzare le eccedenze alimentari

Per rispondere a questa sfida, stanno emergendo cinque direttrici principali di innovazione:

  • Mangimistica animale, che trasforma prodotti dolciari invenduti in ingredienti sicuri e nutrienti, riducendo il costo delle materie prime.
  • Donazioni strutturate a enti benefici, con benefici sociali e riduzione dei costi di smaltimento.
  • Reimmissione sul mercato tramite canali alternativi come outlet e promozioni dedicate.
  • Trasformazione in nuovi prodotti o ingredienti secondari, valorizzando risorse altrimenti perse.
  • Conversione in compost o bioenergie, per gli scarti non più utilizzabili, chiudendo il ciclo della circolarità.

Nel contesto natalizio, la gestione intelligente delle eccedenze si conferma così un indicatore di maturità industriale. Non più una semplice risposta allo spreco, ma una strategia integrata che combina efficienza operativa, innovazione e competitività, rafforzando la resilienza dell’intera filiera alimentare.

Foto: Ufficio Stampa

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