Ricerca italiana

Cybersecurity, cosa unisce Venezia e gli USA: la ricerca che ha conquistato la NSA

Una tecnologia di cybersecurity sviluppata all’Università Ca’ Foscari Venezia è stata integrata nella piattaforma open source Ghidra della National Security Agency. Un riconoscimento internazionale che porta la ricerca italiana sul software e sull’analisi statica al centro dell’ecosistema globale della sicurezza informatica, dimostrando l’impatto concreto dell’innovazione accademica italiana.

di Redazione Innovami.news | 6 Gennaio 2026
Foto: Pexels

Una tecnologia sviluppata all’Università Ca’ Foscari Venezia conquista uno degli ecosistemi più rilevanti al mondo per l’analisi del software: gli strumenti di verifica nati in ambito accademico veneziano, infatti, sono stati integrati in Ghidra, la piattaforma free e open source della National Security Agency (NSA) statunitense, utilizzata globalmente da esperti di cybersecurity, analisti del codice e ricercatori.

Si tratta di un riconoscimento che porta la ricerca italiana al centro di un’infrastruttura chiave per la sicurezza informatica internazionale, confermando il ruolo strategico dell’università nello sviluppo di tecnologie avanzate per la protezione dei sistemi digitali.

Dalla ricerca universitaria a uno standard globale

La tecnologia integrata in Ghidra nasce dal progetto LiSA (Library for Static Analysis), sviluppato a partire dal 2020 all’interno del gruppo di ricerca Software and System Verification (SSV) dell’Università Ca’ Foscari, guidato dai professori Agostino Cortesi e Pietro Ferrara.

LiSA è una libreria pensata per semplificare e accelerare la creazione di strumenti di analisi e verifica formale del software, riducendo tempi e complessità di sviluppo. Si tratta di strumenti che applicano metodi matematici rigorosi per verificare la correttezza, l’affidabilità e la sicurezza dei programmi: un ambito sempre più centrale nella difesa da vulnerabilità e attacchi informatici.

L’integrazione è stata resa disponibile con l’ultima release di Ghidra, progetto open source sviluppato dalla NSA e adottato da una vasta comunità internazionale di professionisti della sicurezza.

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Analisi statica: una leva cruciale per la cybersecurity

Il contributo di LiSA riguarda in particolare l’analisi statica del software, che consiste in un insieme di tecniche che permettono di individuare errori, vulnerabilità e comportamenti indesiderati direttamente sul codice sorgente, senza eseguire il programma.

Basata su fondamenti logico-matematici solidi, l’analisi statica consente di ottenere risultati affidabili e verificabili, diventando uno strumento essenziale per:

  • individuare malware e backdoor,
  • prevenire exploit e falle di sicurezza,
  • migliorare la qualità complessiva del software.

Non a caso, piattaforme come Ghidra sono centrali nelle attività di scoperta, contenimento e neutralizzazione dei virus informatici.

Un riconoscimento concreto per la ricerca italiana

“Quando una tecnologia sviluppata in università viene adottata in un progetto open source di ampia diffusione, il valore non è solo simbolico“, spiega Luca Negrini, ricercatore di Informatica a Ca’ Foscari e tra i principali contributor di LiSA insieme a Luca Olivieri e Vincenzo Arceri.
Significa che l’idea è utile, robusta e riusabile da una comunità ampia. È una conferma dell’impatto reale della nostra ricerca e apre nuove opportunità per rendere più accessibili tecniche tradizionalmente complesse”.

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Foto: Ufficio Stampa

Ricerca, didattica e impatto sistemico

Oggi LiSA viene utilizzata dal team SSV non solo nella ricerca scientifica, ma anche nella didattica universitaria, in particolare nei corsi dedicati all’analisi statica e alla verifica del software: un contributo diretto alla formazione di competenze avanzate in un settore strategico per l’affidabilità delle infrastrutture digitali.

Il progetto è co-finanziato dallo Spoke 6 “Sicurezza del software e delle piattaforme” del programma PNRR SERICS, coordinato proprio dall’Università Ca’ Foscari: un’ulteriore conferma del ruolo dell’ateneo veneziano come polo di riferimento nazionale sui temi della cybersecurity.

Un caso emblematico di come la ricerca accademica italiana possa trasformarsi in tecnologia concreta, adottata a livello globale e capace di incidere sulla sicurezza del software che utilizziamo ogni giorno.

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