
Le microplastiche rappresentano una minaccia invisibile ma concreta all’interno delle nostre abitazioni, con potenziali rischi per la salute, incluso un possibile ruolo cancerogeno. Il medico Paul Saladino, noto ex psichiatra e divulgatore scientifico, ha recentemente evidenziato sui suoi canali social i luoghi domestici più critici per l’esposizione a queste particelle. A seguito di nuovi studi, emergono ulteriori dettagli sulle fonti più insidiose e sulle misure preventive da adottare.
I principali punti critici domestici per l’esposizione alle microplastiche
Secondo Saladino, alcuni oggetti di uso quotidiano sono tra le fonti maggiori di microplastiche ingerite inconsapevolmente ogni giorno. Tra questi figurano i bicchieri di carta per il caffè, spesso dotati di un sottile rivestimento plastico per renderli impermeabili. Il contatto con bevande calde favorisce la degradazione di questo strato e il rilascio di particelle microscopiche potenzialmente tossiche.
Un’altra fonte significativa sono i filtri per tè e tisane, che sembrano di carta ma contengono microplastiche. Studi recenti indicano che un singolo sacchetto può rilasciare nanoparticelle in quantità molto superiore rispetto all’acqua del rubinetto, esponendo così a rischi non trascurabili.
Anche le tavole da taglio in plastica sono un pericolo quotidiano: l’azione di tagliare con coltelli affilati causa abrasione con conseguente rilascio di microplastiche, soprattutto se realizzate in polietilene o polipropilene.
Altri oggetti da tenere sotto controllo sono le spazzole da denti, le lattine e i contenitori usa e getta, che contribuiscono cumulativamente all’esposizione.
Raccomandazioni per limitare l’esposizione in cucina e in casa
L’esperto consiglia di ridurre drasticamente l’uso di plastica monouso, preferendo materiali alternativi come vetro o metallo per la conservazione e il riscaldamento degli alimenti. È inoltre sconsigliato riscaldare cibi direttamente in contenitori di plastica, per evitare la migrazione di sostanze nocive.
Attenzione ai rivestimenti antiaderenti: lo studio dell’Università di Newcastle
Un recente studio condotto da un gruppo di ricerca dell’Università di Newcastle (Regno Unito), pubblicato sulla rivista Science of The Total Environment, ha dimostrato che anche un piccolo graffio di soli cinque centimetri su una padella antiaderente può rilasciare milioni di particelle di microplastica tossica durante la cottura.

Questi rivestimenti contengono sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), note come “prodotti chimici eterni”, che sono state associate a gravi problemi di salute, tra cui infertilità e alcuni tipi di tumore.
La ricerca ha utilizzato la tecnica Raman per quantificare la presenza di PFAS e ha rilevato che un graffio superficiale può liberare fino a 2,3 milioni di microplastiche. Questo dato sottolinea l’importanza di utilizzare utensili in materiali sicuri e di sostituire padelle e pentole danneggiate.
Gli studiosi dell’Università di Newcastle, istituzione di prestigio fondata nel 1834 e membro del Russell Group britannico, sono riconosciuti a livello mondiale per la qualità delle loro ricerche in ambito medico e ambientale. La loro indagine si inserisce nel più ampio impegno dell’ateneo nella sostenibilità e nel miglioramento della salute pubblica.
Le evidenze attuali spingono a un’attenzione maggiore verso le fonti di microplastiche sia in cucina sia in altri ambienti domestici, per tutelare la salute a lungo termine.













