
In un momento cruciale per il futuro delle telecomunicazioni italiane, iliad presenta “Più Veloci”, il piano che punta a rafforzare le reti mobili del Paese attraverso infrastrutture, investimenti e innovazione tecnologica. La proposta arriva in vista del 2029, anno in cui scadranno le licenze per il 73% delle frequenze mobili oggi utilizzate in Italia. Per iliad, la riallocazione dello spettro frequenziale sarà decisiva per sostenere competitività, intelligenza artificiale, edge computing e sviluppo digitale. Le scelte prese oggi, sottolinea l’azienda, influenzeranno le reti e l’economia italiana dei prossimi quindici anni.
Iliad punta su 5G, AI ed edge computing con nuove frequenze
Il primo pilastro del piano “Più Veloci” riguarda l’ampliamento delle frequenze disponibili per gli operatori mobili. Lo spettro radio viene considerato una risorsa strategica indispensabile per supportare la crescita del traffico dati e delle tecnologie emergenti. Con l’arrivo del 5G Standalone, dell’intelligenza artificiale generativa e dei sistemi edge computing, le reti avranno bisogno di maggiore capacità, minore latenza e standard di affidabilità più elevati. Per questo iliad propone una revisione complessiva della gestione delle frequenze, valutando anche bande oggi sottoutilizzate e modelli di utilizzo condiviso tra pubblico e privato.
Tra le ipotesi sul tavolo compare anche la banda 2.3 GHz, già oggetto di procedure sperimentali da parte del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’obiettivo dichiarato è evitare che l’Italia resti indietro rispetto agli altri Paesi europei nella corsa alle infrastrutture mobili di nuova generazione. A sostenere questa visione interviene anche Davide Dattoli, founder di Talent Garden, secondo cui la qualità della connettività mobile rappresenta ormai un fattore produttivo centrale per l’economia italiana. In un sistema manifatturiero diffuso come quello italiano, spiega Dattoli, la rete mobile non può più essere considerata soltanto un servizio consumer, ma una vera infrastruttura industriale.

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Iliad chiede limiti elettromagnetici europei per accelerare il 5G
Uno dei temi più delicati affrontati dal piano riguarda i limiti elettromagnetici italiani. Nel 2024 il limite nazionale è stato innalzato a 15 V/m, ma resta ancora molto distante dai 61 V/m adottati nella maggior parte dei Paesi europei. Secondo iliad, senza un adeguamento progressivo agli standard europei, gran parte del potenziale del 5G rischia di rimanere inespresso. Il secondo pilastro del piano propone quindi un percorso graduale che porti entro il 2030 all’allineamento completo ai limiti europei.
Sul tema interviene anche Nicola Pasquino, professore dell’Università Federico II di Napoli, che sottolinea come velocità, bassa latenza e nuovi servizi digitali richiedano reti capaci di operare con livelli di potenza coerenti con lo spettro disponibile. Senza questo adeguamento, sostiene il docente, il rischio è che il 5G rimanga soltanto una promessa teorica. La questione, però, resta particolarmente sensibile nel dibattito pubblico italiano, dove il tema delle emissioni elettromagnetiche continua a dividere opinione pubblica, amministrazioni locali e operatori del settore.

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Il piano iliad per investimenti e copertura 5G Standalone in Italia
Il terzo pilastro di “Più Veloci” si concentra sugli investimenti infrastrutturali. La proposta di iliad punta a collegare l’assegnazione delle frequenze a impegni concreti di sviluppo della rete nazionale. Tra gli obiettivi indicati compaiono: l’attivazione del 5G Standalone in tutti i capoluoghi di Regione entro due anni, l’estensione del servizio a tutti i capoluoghi di Provincia entro tre anni e mezzo e la copertura del 99% della popolazione italiana entro sei anni.
Il piano non riguarda soltanto la velocità della rete, ma anche sicurezza e resilienza. Iliad propone infatti investimenti in monitoraggio predittivo, sistemi avanzati di Disaster Recovery e protocolli capaci di garantire continuità operativa anche durante situazioni critiche o emergenze. Secondo gli economisti Cesare Pozzi e Davide Quaglione, il valore dello spettro non dovrebbe essere misurato esclusivamente in termini fiscali, ma soprattutto nella capacità di trasformarsi in infrastrutture concrete, servizi efficienti e innovazione diffusa sul territorio.

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Reti mobili e concorrenza: la strategia iliad per il mercato italiano
L’ultimo pilastro del piano affronta il tema della concorrenza nel mercato mobile. Iliad sostiene che frequenze, investimenti e maggiore capacità di rete possano produrre benefici reali soltanto in presenza di un mercato competitivo e bilanciato. La proposta prevede una nuova distribuzione di alcune bande strategiche, tra cui 900, 1800, 2100 MHz e 3,4-3,8 GHz, con una riallocazione che coinvolgerebbe i quattro operatori mobili presenti sul mercato italiano. Secondo iliad, il nuovo assetto dovrebbe favorire una concorrenza più equilibrata, incentivare gli investimenti e garantire maggiore qualità del servizio per cittadini e imprese.
Sul tema interviene anche Carlo Alberto Carnevale Maffè della SDA Bocconi, che definisce lo spettro radio non soltanto una risorsa tecnica, ma una vera scelta di architettura del mercato. Perché la riforma funzioni, sottolinea il professore, servono regole neutrali, monitoraggio pubblico e certezza regolatoria. A chiudere la visione del piano è Benedetto Levi, amministratore delegato di iliad Italia: secondo il manager, le scelte che verranno prese oggi determineranno la capacità dell’Italia di costruire reti future proof, in grado di sostenere crescita economica, innovazione e leadership tecnologica nei prossimi decenni.













