
Garantire il diritto allo studio universitario anche a chi vive una condizione di detenzione significa investire in una società più inclusiva, equa e orientata al reinserimento. È con questo obiettivo che a Sassari si è svolta l’Assemblea nazionale della Conferenza Nazionale dei Delegati dei Rettori per i Poli Universitari Penitenziari (CNUPP), culminata con la firma di un importante Protocollo d’Intesa nazionale tra CNUPP e ANDISU, l’Associazione Nazionale degli Organismi per il Diritto allo Studio Universitario. L’iniziativa rappresenta un passaggio strategico per rafforzare la collaborazione tra il sistema universitario italiano e gli enti che si occupano di garantire l’accesso alla formazione, con particolare attenzione alle persone detenute o sottoposte a provvedimenti dell’autorità giudiziaria.
Poli universitari penitenziari: quando la formazione diventa opportunità
Al centro della giornata di confronto, ospitata presso l’ERSU di Sassari, la tavola rotonda dedicata al tema dell’inclusione sociale e del ruolo svolto dai Poli Universitari Penitenziari (PUP). Queste realtà rappresentano oggi uno degli strumenti più efficaci per consentire alle persone detenute di accedere a percorsi di istruzione superiore, sviluppare competenze e costruire nuove prospettive per il futuro. La CNUPP, organismo espressione della CRUI, opera infatti per promuovere e coordinare iniziative che garantiscano l’accesso all’università a persone in carcere, in esecuzione penale esterna o sottoposte a misure di sicurezza. Durante l’incontro, istituzioni, rappresentanti del sistema universitario e operatori del settore hanno condiviso esperienze e riflessioni sul valore della formazione come strumento di crescita personale, autonomia e reinserimento sociale.

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Il protocollo CNUPP-ANDISU rafforza le buone pratiche nazionali
Momento centrale dell’evento è stata la firma dell’Accordo quadro di collaborazione tra CNUPP e ANDISU, sottoscritto dai rispettivi presidenti Giancarlo Monina ed Emilio Di Marzio. L’intesa punta a sviluppare una rete nazionale di collaborazione capace di favorire lo scambio di competenze, esperienze e modelli organizzativi tra i Poli universitari penitenziari e gli organismi regionali per il diritto allo studio universitario. L’obiettivo è rendere più semplice l’accesso ai servizi, migliorare il supporto agli studenti detenuti e promuovere iniziative condivise che rendano effettivi i principi sanciti dagli articoli 3, 27 e 34 della Costituzione italiana, che tutelano uguaglianza, funzione rieducativa della pena e diritto all’istruzione. In un contesto in cui il tema del reinserimento sociale assume un ruolo sempre più centrale nelle politiche pubbliche, il protocollo rappresenta un esempio concreto di collaborazione tra istituzioni diverse ma accomunate da una medesima visione.
Sassari modello di inclusione e sostegno agli studenti detenuti
La scelta di Sassari come sede dell’assemblea nazionale non è casuale. Negli ultimi anni il territorio ha sviluppato un’esperienza significativa attraverso la collaborazione tra Università degli Studi di Sassari ed ERSU Sassari, impegnati nel rafforzamento del Polo Universitario Penitenziario locale. Come ha sottolineato il presidente dell’ERSU Sassari Daniele Maoddi, l’ente ha deciso di consolidare il proprio impegno attraverso un sostegno concreto agli studenti coinvolti nei percorsi universitari in esecuzione penale. Tra le iniziative attivate figurano contributi per l’acquisto di materiale didattico, attività culturali dedicate, disponibilità di alloggi universitari e accesso ai servizi di ristorazione. Un approccio che considera il diritto allo studio non soltanto come un principio giuridico, ma come uno strumento capace di raggiungere quelle che Maoddi ha definito le “periferie umane ed esistenziali”, offrendo opportunità reali di crescita e cambiamento.

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Studiare per ricostruire il futuro
Secondo il presidente di ANDISU, Emilio Di Marzio, gli enti per il diritto allo studio devono essere protagonisti di questa sfida sociale e culturale. L’accordo con la CNUPP nasce infatti dalla volontà di rafforzare gli strumenti di sostegno agli studenti detenuti e accompagnare concretamente chi decide di intraprendere un percorso universitario durante l’esecuzione della pena. A chiudere la giornata sono state le testimonianze di persone detenute ed ex detenute che hanno raccontato come lo studio abbia rappresentato una leva fondamentale per il proprio percorso di reinserimento. Le loro esperienze hanno ricordato a tutti i presenti che l’accesso alla conoscenza non è soltanto un diritto costituzionale, ma anche un potente motore di trasformazione personale e sociale. In un Paese che punta a costruire modelli sempre più inclusivi, investire nell’università in carcere significa investire nel futuro delle persone e, di conseguenza, dell’intera collettività.













