
L’adozione dell’intelligenza artificiale nei processi lavorativi sta crescendo, ma non basta a risolvere le sfide emotive e psicologiche che molti lavoratori italiani stanno affrontando. Secondo una ricerca commissionata da Factorial, il 63% dei lavoratori in Italia percepisce l’AI come uno strumento utile per ridurre lo stress e il rischio di burnout, ma tre su quattro dichiarano di voler “staccare mentalmente” dal lavoro. Un dato che mostra come, sebbene la tecnologia offra soluzioni pratiche per alleggerire il carico mentale, non possa ancora risolvere il problema del sovraccarico lavorativo e della fatica a conciliare vita privata e professionale.
AI come strumento per ridurre lo stress: le sfide non sono finite
L’adozione dell’intelligenza artificiale sta diventando sempre più comune per semplificare i processi lavorativi, ma non può sostituire la necessità di un equilibrio tra lavoro e vita privata. La ricerca evidenzia come il 63,6% dei lavoratori italiani percepisca l’AI come un supporto utile per ridurre lo stress e il rischio di burnout. I benefici più attesi dall’AI sono minori livelli di stress mentale, maggiore efficienza, e un miglior bilanciamento tra lavoro e vita privata.
Tuttavia, nonostante questi vantaggi, il 76,8% degli italiani ha dichiarato di aver sentito il bisogno di “staccare mentalmente” dal proprio lavoro, con un notevole aumento tra i più giovani, specialmente nella fascia d’età tra i 18 e i 29 anni. La pressione lavorativa, il carico eccessivo di attività e la difficoltà di separare la vita professionale da quella personale rimangono problematiche centrali.

Le cause del disagio lavorativo: sovraccarico, stress psicologico e un equilibrio difficoltoso
Il disagio lavorativo non sembra derivare dall’adozione della tecnologia in sé, ma dal contesto organizzativo e dai carichi di lavoro elevati. Tra le cause principali del disagio, il 42% degli intervistati cita il sovraccarico di lavoro, il 36,7% fatica a conciliare vita privata e professionale, mentre il 34,1% segnala una forte pressione psicologica. Questi dati evidenziano come l’efficienza promessa dalla tecnologia possa aumentare le aspettative e le richieste di performance, intensificando il disagio mentale.
L’AI per ottimizzare il lavoro: i compiti da delegare
Nonostante le difficoltà, i lavoratori desiderano fortemente delegare alcune attività quotidiane all’AI, soprattutto quelle ripetitive, come la gestione documentale e la burocrazia. Il 36,2% dei lavoratori vorrebbe automatizzare i task ripetitivi, seguiti dalla gestione delle e-mail e delle riunioni inutili. L’automazione, quindi, è vista come un modo per ridurre lo stress e liberare tempo per attività ad alto valore aggiunto. I benefici attesi dall’automazione includono anche maggiore efficienza e minore rischio di burnout.

Un futuro in cui il distacco mentale dal lavoro è percepito come concreto
Le prospettive per il futuro non sono del tutto rassicuranti. Solo il 20,8% dei lavoratori pensa che il proprio rapporto emotivo con il lavoro migliorerà, mentre il 25,9% teme un peggioramento. La ricerca evidenzia anche come i lavoratori delle medie e grandi aziende siano più propensi a pensare a un distacco mentale, emotivo o operativo dal lavoro nei prossimi 12 mesi. In particolare, il 70% delle donne di età compresa tra i 30 e i 39 anni considera probabile questo distacco.
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L’AI è un’opportunità, ma non basta da sola
Nonostante l’introduzione dell’AI come supporto per ridurre lo stress mentale, i lavoratori italiani continuano a percepire la necessità di trovare un equilibrio tra vita privata e lavoro. L’adozione dell’AI può rappresentare una leva per migliorare la produttività e ridurre lo stress, ma è necessario un approccio organizzativo che favorisca anche un maggiore benessere mentale dei lavoratori. Come sottolineato da Nicola Laganà, VP del Marketing di Factorial, l’AI deve essere integrata in modelli organizzativi sostenibili, capaci di ridurre le pressioni mentali e offrire strumenti adeguati per migliorare il rapporto con il lavoro. La vera sfida, quindi, non è solo tecnologica, ma anche culturale e organizzativa.













