
Il 2026 si preannuncia come un anno cruciale per la digitalizzazione in Europa, con l’introduzione dell’EUDI Wallet, il portafoglio unico per il riconoscimento delle identità digitali. Con 41,5 milioni di SPID e 48,4 milioni di CIE, l’Italia si prepara ad accogliere questa novità, mettendo a disposizione degli utenti un sistema più sicuro, semplice e interoperabile. Marco Broggio, Chief Solutions Officer di Intesa (Kyndryl), afferma: “Il 2026 sarà l’anno di convergenza tra identità pubblica e privata, tra sperimentazione e produzione”.
L’Italia e l’EUDI Wallet: una maturità digitale già raggiunta
L’Italia è tra i Paesi più avanzati in Europa per quanto riguarda l’adozione dell’identità digitale, con un’ampia diffusione di SPID e CIE. Il 56% degli utenti si dichiara interessato ad adottare l’EUDI Wallet, dimostrando un forte interesse verso questa soluzione europea. Tuttavia, per garantire la piena integrazione, è fondamentale che le aziende adottino soluzioni conformi entro la fine del 2026.
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Un’opportunità strategica per le aziende
Secondo Broggio, adeguarsi all’EUDI Wallet non deve essere visto semplicemente come un obbligo normativo, ma come una vera e propria opportunità strategica per le aziende. L’introduzione di questo strumento europeo, infatti, offre l’opportunità di innovare e migliorare significativamente l’esperienza utente. Le aziende che riusciranno a integrarlo tempestivamente nelle proprie infrastrutture digitali non solo semplificheranno il customer journey, ma potranno anche ottimizzare la gestione delle identità digitali, creando un processo più fluido, sicuro e facilmente accessibile.
Questo approccio consentirà loro di aumentare la fiducia dei clienti, che apprezzeranno la facilità d’uso e la sicurezza dei servizi offerti. Inoltre, l’EUDI Wallet contribuirà a ridurre la complessità delle interazioni digitali, facilitando operazioni quotidiane come il login, la firma elettronica e il riconoscimento delle identità in modo immediato e senza intoppi.
D’altro canto, le aziende che non si adegueranno a questa nuova realtà rischiano non solo di incorrere in difficoltà operative, ma anche di perdere competitività rispetto ai concorrenti più proattivi. L’incapacità di adattarsi a questa trasformazione tecnologica potrebbe portare a un isolamento nei confronti di clienti e partner, riducendo le opportunità di sviluppo e innovazione sul lungo termine.

Gli step per adeguarsi all’EUDI Wallet
Intesa, in qualità di fornitore di servizi digitali sicuri, ha delineato gli step necessari per adeguarsi all’introduzione dell’EUDI Wallet:
- Assessment dei punti di contatto digitali per individuare criticità nei sistemi legacy.
- Piano di adeguamento graduale per aggiornare le infrastrutture tecnologiche e adottare nuove piattaforme di gestione delle identità.
- Integrazione dei sistemi IAM e CIAM per consentire alle piattaforme aziendali di accettare l’EUDI Wallet come credenziale di autenticazione.
- Aggiornamento delle procedure di firma elettronica per supportare le firme qualificate tramite wallet.
- Investimento nella User Experience con interfacce intuitive per garantire un’esperienza fluida e senza interruzioni.
- Utilizzo della data minimization per raccogliere solo i dati necessari, aumentando la fiducia dei clienti.
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Un passo verso l’innovazione
Nel 2026, l’EUDI Wallet diventerà un elemento centrale nell’identità digitale europea, trasformando un requisito tecnico in un abilitatore di innovazione. Le aziende che seguiranno questi passaggi e si affideranno a partner esperti come Intesa potranno cogliere appieno le opportunità offerte da questo cambiamento epocale.
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