
Il 22 marzo, in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, da uno studio portato avanti da Too Good To Go (che si poggia su dati emersi da ricerche del WWF) emerge un dato che colpisce: una parte enorme delle risorse idriche globali viene utilizzata per produrre cibo che non verrà mai consumato. Un paradosso che mette in luce una delle contraddizioni più evidenti del nostro tempo. Dietro lo spreco alimentare si nasconde infatti un enorme consumo di acqua ed energia lungo tutta la filiera, spesso invisibile ma con un impatto concreto sull’ambiente. Una riflessione sempre più urgente che riguarda sostenibilità, abitudini di consumo e innovazione, e che ci ricorda quanto oggi sia fondamentale non solo produrre di più, ma farlo in modo più consapevole.
Spreco alimentare e consumo idrico: un legame sottovalutato
Quando si parla di crisi idrica, si pensa spesso a siccità, cambiamenti climatici o scarsità di risorse. Tuttavia, uno degli aspetti meno visibili, ma più impattanti, riguarda il legame diretto tra spreco alimentare e consumo d’acqua.
Secondo i dati del WWF, circa il 40% del cibo prodotto a livello globale viene perso o sprecato. Inoltre il sistema alimentare utilizza circa il 70% delle risorse idriche disponibili. Il risultato? Si stima che quasi il 28% dell’acqua dolce globale venga impiegata per produrre cibo che non verrà mai consumato. Un dato che colpisce ancora di più se tradotto in termini concreti: equivale a circa tre volte il volume del Lago di Ginevra.

L’acqua “invisibile” che consumiamo ogni giorno
Ogni alimento che arriva sulle nostre tavole porta con sé una quantità significativa di acqua, spesso definita come “acqua virtuale” o “water footprint”. Si tratta dell’acqua utilizzata lungo la filiera produttiva: dalla coltivazione delle materie prime fino alla lavorazione industriale.
Alcuni esempi aiutano a comprendere l’impatto reale:
- 1 pizza Margherita richiede circa 1.259 litri d’acqua
- 1 kg di pasta consuma circa 1.849 litri
- 1 kg di Parmigiano arriva a circa 5.000 litri d’acqua
Buttare questi alimenti significa sprecare cibo e risorse naturali impiegate per produrli.

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Ridurre lo spreco per salvare le risorse: il ruolo dell’innovazione
Ridurre lo spreco alimentare non è solo una questione etica o economica, ma rappresenta una delle azioni più efficaci per ridurre la pressione sulle risorse idriche.
In questo scenario si inserisce Too Good To Go, azienda a impatto sociale che ha sviluppato una soluzione digitale per recuperare il cibo invenduto e ridurre lo spreco. L’app permette a utenti e attività commerciali di dare nuova vita agli alimenti, trasformando un potenziale rifiuto in una risorsa. L’impatto è misurabile: salvare 1 kg di cibo equivale a risparmiare circa 810 litri d’acqua, pari a circa 16 docce.
Too Good To Go: il cibo in più non si butta, si porta a casa
I numeri dell’impatto: Italia e mondo a confronto
I risultati raggiunti mostrano come la tecnologia possa contribuire a un cambiamento concreto:
- Italia: oltre 33 milioni di pasti salvati, equivalenti a circa 27 miliardi di litri d’acqua risparmiati
- Globale: più di 500 milioni di pasti recuperati, per un totale di circa 405 miliardi di litri d’acqua preservati
Numeri che, tradotti, corrispondono al fabbisogno idrico annuo di milioni di persone e dimostrano come piccoli gesti quotidiani possano generare un impatto sistemico.
Una nuova consapevolezza per il futuro
“In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua vogliamo ricordare quanto il tema dello spreco alimentare sia strettamente legato alla tutela delle risorse naturali”, ha dichiarato Mirco Cerisola, Country Director Italia di Too Good To Go.
Il messaggio è chiaro: ogni alimento salvato è anche acqua preservata, energia risparmiata e risorse non sprecate.
In un contesto in cui la sostenibilità è sempre più centrale per imprese e consumatori, la sfida non è solo tecnologica, ma anche culturale. Ridurre lo spreco alimentare significa ripensare il nostro rapporto con il cibo, adottare comportamenti più consapevoli e sfruttare strumenti innovativi per fare la differenza.
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