Legal Tech

Budda Law compie un anno: 2.500 iscritti per la piattaforma AI dedicata al legal tech

Budda Law celebra il primo anno con 2.500 iscritti, nuovi strumenti AI, integrazione in Horoshub e un database di circa due milioni di provvedimenti

di Redazione Innovami.news | 24 Agosto 2026
Foto: Ufficio stampa

A un anno dal debutto sul mercato, Budda Law prova a trasformare una promessa molto discussa – quella dell’intelligenza artificiale applicata al diritto – in uno strumento operativo per studi legali, consulenti e imprese. La piattaforma fondata dagli avvocati Roberto Alma, Daniele Costa e Matteo Moscioni ha raggiunto quota 2.500 iscritti, consolidando una crescita che passa non soltanto dall’aumento degli utenti, ma anche dall’ampliamento del database proprietario, dalla formazione e dallo sviluppo di nuovi strumenti verticali basati su AI.

Il progetto nasce con un obiettivo preciso: ridurre il tempo necessario per attività di ricerca, analisi e produzione documentale, mantenendo però il lavoro del professionista al centro del processo. Budda Law mette infatti a disposizione un sistema alimentato da un patrimonio di circa due milioni di provvedimenti giurisprudenziali, aggiornati con cadenza settimanale, oltre a modelli di atti, contratti e dataset normativi. L’idea non è sostituire l’avvocato, ma offrirgli un ambiente capace di essere progressivamente adattato al proprio metodo di lavoro.

Budda Law raggiunge 2.500 iscritti nel primo anno di attività

Il dato dei 2.500 utenti rappresenta il primo indicatore della crescita registrata dalla piattaforma nei dodici mesi successivi al lancio. Secondo i numeri diffusi dalla startup, Budda Law gestisce oggi circa 2.500 interrogazioni mensili e ha già generato oltre 10.000 pareri legali, con una crescita media di circa 200 nuovi utenti al mese.

La piattaforma è nata nel gennaio 2025 ed è operativa online dal luglio dello stesso anno, con headquarter a Roma e un polo di ricerca e sviluppo a Villorba, in provincia di Treviso. Fin dall’inizio il progetto è stato costruito attorno a un approccio ibrido, che unisce competenze giuridiche e informatiche. Un’impostazione resa possibile anche dal profilo di Roberto Alma, avvocato con formazione in informatica e una lunga esperienza nello sviluppo di soluzioni legal tech.

Come funziona Budda Law e perché punta sulla specializzazione

Il cuore di Budda Law è il database proprietario, che raccoglie centinaia di gigabyte di materiale giuridico e circa due milioni di sentenze dal 2019 a oggi. Il patrimonio documentale copre Cassazione, Corti di merito, diritto tributario e privacy, mentre è prevista l’estensione anche alla giurisprudenza amministrativa.

Su questa base, la piattaforma è in grado di rispondere a quesiti, elaborare pareri argomentati e supportare la redazione di contratti personalizzati. Il valore aggiunto, secondo i founder, sta nella possibilità per il professionista di istruire progressivamente il sistema, adattandolo al proprio stile, alle proprie esigenze e alle modalità operative dello studio. È un modello che prova a superare l’idea di un’AI generalista per avvicinarsi a quella di uno strumento professionale più contestualizzato e specializzato.

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Budda Law integra nuovi verticali basati su Claude

Tra le novità introdotte nel corso dell’ultimo anno rientrano anche nuovi verticali sviluppati attraverso la tecnologia Claude, pensati per offrire competenze più specifiche nei diversi ambiti del diritto. L’obiettivo è consentire al professionista di interagire con strumenti focalizzati su singole materie, ottenendo analisi più pertinenti e documenti maggiormente coerenti con il contesto di riferimento.

Questa evoluzione è legata al lavoro del reparto di ricerca e sviluppo nel Trevigiano, dove vengono sviluppati dataset, procedure di verifica e nuovi modelli applicativi. In un settore nel quale la qualità dell’output dipende in larga parte dalla qualità delle fonti e dalla capacità di contestualizzazione, la specializzazione diventa quindi un elemento centrale della strategia di crescita.

Budda Law entra nel database Horoshub dell’Ordine degli Avvocati di Milano

Un altro passaggio significativo è rappresentato dall’integrazione di Budda Law nel database Horoshub dell’Ordine degli Avvocati di Milano, uno degli strumenti utilizzati per monitorare e mappare le principali soluzioni di intelligenza artificiale applicate al settore legale.

L’inserimento contribuisce a rafforzare il posizionamento della piattaforma all’interno dell’ecosistema legal tech italiano e arriva in una fase in cui studi e professionisti stanno mostrando un interesse crescente verso strumenti capaci di accelerare attività ripetitive e di aumentare la capacità di analisi senza compromettere il controllo umano.

Formazione e webinar: Budda Law costruisce una community professionale

Accanto allo sviluppo tecnologico, Budda Law ha investito anche nella formazione. La startup organizza webinar gratuiti con cadenza quindicinale dedicati all’intelligenza artificiale applicata al diritto, all’evoluzione normativa e agli effetti della trasformazione digitale sugli studi professionali e sulle funzioni legali d’impresa.

È un aspetto importante perché l’adozione dell’AI, soprattutto in un ambito delicato come quello giuridico, non dipende soltanto dalla disponibilità degli strumenti. Serve anche una maggiore cultura nell’utilizzo, nella verifica delle fonti e nella gestione dei rischi. In questo senso, i webinar diventano parte integrante della strategia: non solo prodotto, ma costruzione di competenze attorno al prodotto.

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Il legal tech italiano cresce e Budda Law punta sui professionisti

Il settore del legal tech italiano viene oggi stimato in oltre 30 milioni di euro e continua a crescere grazie alla diffusione di strumenti basati sull’intelligenza artificiale. In questo scenario, Budda Law punta a differenziarsi attraverso un modello che cerca di mantenere il professionista al centro della relazione con la tecnologia.

La piattaforma adotta inoltre un sistema a crediti, senza abbonamenti obbligatori, che consente agli utenti di pagare in base alle singole interrogazioni. Una scelta pensata per rendere l’accesso più flessibile anche a studi di dimensioni ridotte, professionisti indipendenti e PMI, evitando l’ingresso in modelli di costo rigidi.

I founder di Budda Law: «Il mercato era pronto»

«Quando abbiamo lanciato Budda Law volevamo dimostrare che l’intelligenza artificiale poteva diventare uno strumento concreto al servizio del diritto e non soltanto una promessa tecnologica», spiegano Roberto Alma, Daniele Costa e Matteo Moscioni. Secondo i tre founder, il traguardo dei 2.500 iscritti dimostra che esiste una domanda crescente da parte di professionisti interessati a integrare l’AI nei propri processi quotidiani.

«I 2.500 iscritti rappresentano molto più di un dato quantitativo: sono una comunità di professionisti che ogni giorno utilizza la piattaforma per lavorare meglio e più velocemente», aggiungono, sottolineando come l’obiettivo futuro sia continuare a investire in ricerca, contenuti e formazione per costruire una soluzione italiana capace di confrontarsi con i principali player internazionali del settore.

Budda Law, chi sono i tre founder della startup legal tech

Dietro la piattaforma ci sono tre professionisti con specializzazioni complementari. Roberto Alma, classe 1985, è avvocato, co-fondatore dello Studio KBL Law e laureato anche in informatica. Si occupa di diritto societario, M&A, contrattualistica commerciale, privacy e proprietà intellettuale e lavora su progetti legal tech dal 2017.

Daniele Costa, classe 1984, è avvocato e co-fondatore di KBL Law. Si occupa di diritto commerciale e societario, operazioni straordinarie, diritto dell’informatica, privacy e proprietà intellettuale. Nel legal tech ha lavorato in particolare alla creazione di template e dataset di addestramento e verifica. Matteo Moscioni, classe 1986, è invece specializzato in diritto del lavoro, contenzioso giuslavoristico, relazioni sindacali e compliance normativa, contribuendo al progetto soprattutto sul fronte del preprocessing dei dati e della costruzione dei dataset.

Dopo il primo anno di attività, Budda Law entra quindi in una nuova fase di sviluppo. Il punto non è più dimostrare che l’intelligenza artificiale possa entrare nel lavoro legale, ma capire quanto profondamente riuscirà a integrarsi nei processi professionali senza perdere affidabilità, controllo e qualità delle fonti. Ed è proprio su questo equilibrio tra automazione e competenza umana che si giocherà una parte importante della crescita del legal tech italiano nei prossimi anni.

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