
L’industria manifatturiera italiana si trova davanti a una delle trasformazioni più importanti degli ultimi decenni. Da un lato, la pressione crescente dei costi energetici, la riduzione della domanda internazionale e la difficoltà nel reperire personale qualificato; dall’altro, nuove tecnologie sempre più accessibili che promettono di aumentare produttività, competitività e sostenibilità. È questo il quadro delineato dallo studio “Il settore manifatturiero del futuro”, presentato da Boston Consulting Group (BCG) durante l’Assemblea Privata di Confindustria Emilia Area Centro. L’analisi prende come riferimento l’Emilia-Romagna, uno dei motori economici del Paese, ma offre spunti che riguardano l’intero sistema produttivo nazionale.
Manifattura italiana sotto pressione: costi e carenza di competenze frenano la crescita
L’Emilia-Romagna rappresenta oggi la seconda regione italiana per PIL pro capite e uno dei principali poli manifatturieri europei. Il comparto industriale genera infatti il 23% del PIL regionale, una quota significativamente superiore alla media nazionale, ferma al 14%. Tuttavia, il settore sta attraversando una fase complessa. Nei primi nove mesi del 2025 la produzione manifatturiera delle PMI emiliane ha registrato una contrazione dell’1,7%, mentre il rallentamento delle economie di Cina e Germania ha ridotto la domanda internazionale.
A pesare ulteriormente sono i costi dell’energia. In Italia l’energia costa mediamente il 24% in più rispetto alla media europea, generando per le imprese emiliano-romagnole un extracosto stimato in circa 1,6 miliardi di euro nel solo 2025. Le difficoltà non riguardano però soltanto il mercato. Il 69% delle aziende segnala problemi nel reperire figure tecniche specializzate come ingegneri e tecnici PLC, mentre quasi una su due fatica a trovare professionisti qualificati per attività operative e manutentive. Un problema amplificato dall’invecchiamento della forza lavoro e da un ricambio generazionale insufficiente.

RoBee, il robot umanoide di Oversonic che porta l’AI cognitiva tra industria e sanità
AI e automazione human-centric: tecnologia al servizio delle persone
Di fronte a queste criticità, l’intelligenza artificiale e l’automazione emergono come strumenti strategici per sostenere la competitività delle imprese. Lo studio BCG evidenzia come il futuro dell’industria non passi attraverso la sostituzione dei lavoratori, ma attraverso un modello di automazione human-centric, capace di mettere le persone al centro del processo produttivo. Robot collaborativi, sistemi intelligenti e piattaforme AI possono infatti supportare gli operatori nelle attività più ripetitive, pesanti o rischiose, migliorando le condizioni di lavoro e consentendo alle risorse umane di concentrarsi su attività a maggior valore aggiunto. L’approccio human-centric punta quindi a creare una collaborazione efficace tra uomo e macchina, compensando la carenza di competenze e contribuendo ad affrontare le sfide demografiche che caratterizzano il mercato del lavoro.
Dall’AI visiva alla manutenzione predittiva: le applicazioni già disponibili
Le tecnologie oggi disponibili consentono alle PMI di implementare soluzioni concrete in tempi relativamente brevi. Tra le applicazioni più diffuse troviamo il controllo qualità tramite AI visiva, la manutenzione predittiva degli impianti, l’ottimizzazione in tempo reale delle linee produttive e la gestione intelligente della supply chain. Un elemento particolarmente significativo riguarda il costo della robotica. Negli ultimi trent’anni il prezzo medio dei robot industriali è diminuito di oltre il 55%, rendendo l’automazione accessibile anche a realtà di dimensioni medio-piccole. Parallelamente, l’evoluzione dell’intelligenza artificiale ha ampliato enormemente i campi di applicazione, permettendo alle macchine di operare in contesti sempre più complessi e variabili.

Green pharma: sostenibilità e lavoro nella nuova industria farmaceutica
Robotics as a Service: l’automazione diventa accessibile
Uno degli sviluppi più interessanti riguarda il modello Robotics as a Service (RaaS), che consente alle aziende di accedere a robot professionali tramite formule di noleggio. Questo approccio riduce fino al 70% gli investimenti iniziali rispetto all’acquisto diretto e permette di attivare nuove soluzioni in appena 6-8 settimane, contro i 24-36 mesi richiesti dai tradizionali progetti di integrazione. Per molte PMI si tratta di una vera democratizzazione dell’innovazione, capace di abbattere le principali barriere economiche e tecnologiche che finora hanno rallentato la diffusione dell’automazione.
Chi investe oggi costruisce il vantaggio competitivo di domani
Uno dei dati più significativi emersi dalla ricerca riguarda le performance delle aziende che hanno già intrapreso percorsi di trasformazione basati sull’intelligenza artificiale. Secondo BCG, le imprese che investono per prime in AI registrano una crescita dei ricavi superiore del 50%, un ritorno sul capitale investito maggiore del 40% e un numero di brevetti quasi doppio rispetto ai competitor meno innovativi. Il messaggio che emerge è chiaro: l’adozione dell’intelligenza artificiale non rappresenta più una scelta opzionale, ma una leva strategica per garantire competitività nel medio e lungo periodo. Il vero fattore di successo, tuttavia, non è la tecnologia da sola. Per generare valore duraturo è necessario integrare strumenti digitali, processi organizzativi e formazione delle persone. Le aziende che riescono a combinare questi tre elementi costruiscono un vantaggio difficilmente replicabile. In un mercato ancora frammentato e in rapida evoluzione, attendere che gli equilibri si consolidino potrebbe rivelarsi un errore strategico. La finestra di opportunità è aperta oggi e, per il manifatturiero italiano, potrebbe rappresentare l’occasione per affrontare le sfide globali trasformandole in un nuovo ciclo di crescita.













