Lavoro e tecnologia

I dati che non possiamo più ignorare

Secondo il tracker ailayoffs.live, negli ultimi tre anni sarebbero stati persi circa 425 mila posti di lavoro a livello globale per cause direttamente o indirettamente legate all’intelligenza artificiale, di cui 142 mila in Europa. Il dato è stato ripreso da Consumers’ Forum, ente indipendente che riunisce associazioni di consumatori e imprese. Le stime più recenti indicano inoltre che circa un lavoratore su quattro a […]

di Andrea Castelnuovo | 16 Giugno 2026
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Secondo il tracker ailayoffs.live, negli ultimi tre anni sarebbero stati persi circa 425 mila posti di lavoro a livello globale per cause direttamente o indirettamente legate all’intelligenza artificiale, di cui 142 mila in Europa. Il dato è stato ripreso da Consumers’ Forum, ente indipendente che riunisce associazioni di consumatori e imprese.

Le stime più recenti indicano inoltre che circa un lavoratore su quattro a livello globale potrebbe vedere la propria mansione sostituita da sistemi automatizzati nei prossimi anni, in un contesto di crescente integrazione dell’IA nei processi produttivi e organizzativi.

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Quali professioni sono più esposte all’IA

percentuali più elevate nei Paesi ad alto reddito, dove si arriva al 34%. Tra le categorie considerate maggiormente a rischio figurano assistenza amministrativa, customer care, call center, impiegati bancari e postali, cassieri e traduttori: professioni caratterizzate da attività ripetitiveprocessi standardizzabili e produzione di contenuti testuali o digitali che oggi possono essere replicati da sistemi algoritmici con elevata rapidità.

A questo si aggiunge il quadro delle grandi aziende tecnologiche. Nel solo 2026 i licenziamenti nel settore tech hanno superato le 93 mila unità, con casi significativi come Meta, che ha ridotto circa 8 mila posizioni, e Amazon, che secondo una ricerca di TradingPlatforms basata su dati TrueUp, TechCrunch e documenti WARN avrebbe registrato 16.600 taglinel corso dell’anno. Le motivazioni indicate comprendono riorganizzazioni operativeautomazione dei processi, sviluppo della robotica e ottimizzazione delle attività logistiche.

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IA o scusa comoda? Il vero rapporto tra licenziamenti e automazione

La narrazione del “tutto crolla per colpa dell’IA” richiede una lettura prudente. I licenziamenti attribuiti direttamente all’intelligenza artificiale restano difficili da misurare con precisione: molte aziende utilizzano formule come “ristrutturazione” o “efficienza operativa” senza indicare l’IA come causa esclusiva, mentre in altri casi il riferimento all’automazione viene impiegato come etichetta per interventi legati a sovra-assunzioniriduzione dei costi o pressioni degli investitori.

Negli Stati Uniti, a marzo 2026, l’intelligenza artificiale è stata indicata come causa di oltre 15 mila licenziamenti, pari a circa un quarto del totale mensile. Il dato rappresenta un indicatore di tendenza, non una descrizione esaustiva del fenomeno.

Questo non implica una minimizzazione dell’impatto. Indica la necessità di una lettura basata su dati verificabili, in un contesto di trasformazione strutturale del mercato del lavoro, caratterizzato da due dinamiche parallele spesso analizzate separatamente.

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Non solo perdite: la crescita delle competenze IA in Italia

Da un lato la sostituzione, dall’altro la creazione di nuove opportunità occupazionali. In Italia gli annunci di lavoroche richiedono competenze in intelligenza artificiale sono cresciuti del 93% nel 2025, secondo i dati del Politecnico di Milano, mentre il mercato italiano dell’IA ha raggiunto nello stesso anno un valore di 1,8 miliardi di euro, con una crescita del 50% rispetto all’anno precedente.

Il quadro descrive un settore in espansione simultanea su domanda di competenze e valore economico.

Resta centrale il tema della distinzione tra automazione delle singole mansioni e sostituzione di interi ruoli professionali. Le evidenze più recenti indicano che la fascia maggiormente esposta è quella dei lavoratori in ingresso nel mercato del lavoro, più che la forza lavoro nel suo complesso: l’accesso alle posizioni entry-level nei settori ad alta esposizione all’IA risulta progressivamente più complesso.

Il fenomeno assume rilevanza diretta per scuoleuniversità e imprese, prima ancora che per le politiche regolatorie.

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Le nuove regole italiane su IA e lavoro

In Italia, la dimensione normativa assume un ruolo centrale nel dibattito. Il Consiglio dei Ministri del 10 giugno 2026ha approvato in esame preliminare due decreti attuativi della legge nazionale sull’intelligenza artificiale, stabilendo che le decisioni relative a assunzioni, trasferimenti, sanzioni disciplinari e licenziamenti non possano essere affidate esclusivamente a sistemi automatizzati.

Si tratta di un primo vincolo regolatorio, considerato non ancora sufficiente da solo, ma orientato a limitare l’uso dell’automazione decisionale integrale nei processi lavorativi.

Il principio di riferimento è quello dell’algoretica, intesa come quadro di governo etico degli algoritmi, con l’obiettivo di mantenere la centralità della decisione umana nei processi supportati dalla tecnologia.

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La vera domanda sul futuro del lavoro

L’intelligenza artificiale sta già modificando il mercato del lavoro, anche nei settori legati all’editoria e alla comunicazione. Il nodo riguarda la velocità con cui vengono sviluppate competenze professionalistrumenti di tutela e normativerispetto all’evoluzione dei sistemi di automazione.

L’attenzione si concentra sulla capacità di adattamento del sistema alle trasformazioni introdotte dall’IA, più che sui soli dati relativi ai licenziamenti.

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