
Agrivoltaico e orticoltura: il futuro sostenibile dei territori
Energia e agricoltura possono convivere in modo sinergico, aumentando l’efficienza nell’utilizzo delle risorse e generando nuovo valore per imprese, cittadini e territori. Non si tratta più di una promessa futuristica, ma di una realtà operativa che debutta ufficialmente in Piemonte, a Serralunga di Crea. Qui è stato inaugurato il primo impianto pilota di “BioOrto ElettroAttivo”, un modello rivoluzionario promosso da Holdim Group ed Ecomotive Solutions insieme a una rete di partner scientifici e industriali.

Questo ecosistema produttivo risponde in modo integrato alle sfide della transizione ecologica e della sicurezza alimentare, dimostrando che la tecnologia fotovoltaica e la terra possono allearsi per moltiplicare i benefici ambientali ed economici complessivi.
Il cuore tecnologico e biologico del progetto
L’impianto pilota si estende nella frazione Madonnina e combina una copertura agrivoltaica semitrasparente di 190 metri quadrati con un orto bioattivo sottostante di circa 200 metri quadrati. La struttura è dotata di 84 moduli fotovoltaici bifacciali a doppio vetro con una potenza di 25,6 kWp, capaci di generare circa 33,8 MWh all’anno.

L’aspetto più straordinario risiede nella doppia utilità della copertura: da un lato produce energia pulita — utilizzata anche per la ricarica dei veicoli elettrici aziendali — e dall’altro crea un microclima protettivo ideale per le colture. Sotto i pannelli, l’orto bioattivo si focalizza sulla rigenerazione del suolo per produrre alimenti ad alto valore nutraceutico, ottimizzando l’uso dell’acqua e preservando la biodiversità locale.
Modularità, welfare e Comunità Energetiche
Il vero punto di forza del BioOrto ElettroAttivo è la sua totale replicabilità. Concepito come una soluzione modulare “chiavi in mano”, il sistema è perfetto per aziende agricole, ma trova un’applicazione ideale anche in contesti urbani e industriali, scuole, pubbliche amministrazioni e progetti di welfare aziendale.

La naturale predisposizione all’integrazione con le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) consente di condividere l’energia prodotta con i cittadini, trasformando aree industriali dismesse o superfici marginali in centri nevralgici di autosufficienza e partecipazione sociale. Grazie a una solida rete di partner — tra cui spiccano il DISAFA dell’Università di Torino e l’Accademia di Agricoltura — il modello è pronto a diffondersi su scala nazionale, ridefinendo il concetto di valore condiviso.













