Medicina spaziale

Missioni sulla Luna, non bastano razzi e tecnologia: il futuro passa anche dal microbiota degli astronauti

Il microbiota intestinale potrebbe diventare uno degli elementi chiave per il successo delle future missioni sulla Luna. L’esperto Vassilios Fanos spiega come influenzi salute, alimentazione e capacità cognitive degli astronauti

di Redazione Innovami.news | 29 Luglio 2026
Foto: Ufficio stampa

Quando si parla di esplorazione spaziale, il pensiero corre immediatamente a razzi di nuova generazione, intelligenza artificiale, sistemi di propulsione e tecnologie sempre più sofisticate. Eppure, una delle sfide più importanti delle future missioni sulla Luna potrebbe nascondersi in un luogo molto meno spettacolare, ma altrettanto fondamentale: l’intestino umano.

È questa la prospettiva proposta da Vassilios Fanos, professore dell’Università di Cagliari, direttore della Terapia Intensiva Neonatale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Cagliari e rappresentante della Union of Middle Eastern and Mediterranean Paediatric Societies (UMEMPS). Durante l’incontro A Dialogue on Space and Non-Space, organizzato a Torino dalla rappresentanza EMEA dell’American Institute of Aeronautics and Astronautics (AIAA) insieme a Convention Bureau Italia, il ricercatore ha illustrato come il microbiota intestinale possa diventare uno degli elementi chiave per il successo delle future esplorazioni spaziali.

L’idea è tanto semplice quanto rivoluzionaria: comprendere il comportamento dei microrganismi che vivono nel nostro organismo potrebbe contribuire a migliorare la salute, le prestazioni cognitive e la sicurezza degli astronauti durante missioni sempre più lunghe e complesse.

Il microbiota: un ecosistema invisibile che influenza tutto il nostro organismo

Negli ultimi anni il termine microbiota è entrato sempre più spesso nel linguaggio scientifico e medico. Si tratta dell’insieme dei miliardi di microrganismi – soprattutto batteri, ma anche funghi e altri microorganismi – che popolano l’intestino umano e che partecipano a numerose funzioni essenziali dell’organismo.
Il loro ruolo non si limita alla digestione. Oggi sappiamo che influenzano il sistema immunitario, il metabolismo, la produzione di alcune sostanze fondamentali per l’organismo e persino il funzionamento del cervello.

Secondo Fanos, proprio questo collegamento tra intestino e attività cerebrale rappresenta uno degli aspetti più interessanti per la medicina spaziale. «Il microbiota può influenzare anche il cervello e quindi la capacità di concentrazione e di prendere decisioni in situazioni estreme», sottolinea il professore. Un elemento tutt’altro che secondario se si pensa alle condizioni in cui operano gli astronauti durante una missione sulla Luna o, in prospettiva, verso Marte.

Perché le missioni lunari modificano il microbiota

Le future permanenze sulla Luna saranno molto diverse dalle missioni spaziali del passato. Gli astronauti dovranno convivere per settimane o mesi in ambienti confinati, sottoposti a condizioni di microgravità, a livelli di radiazioni differenti rispetto alla Terra e con un’alimentazione completamente diversa da quella abituale. Ed è proprio quest’ultimo elemento a rappresentare uno dei fattori più critici.

Come evidenzia Fanos, l’alimentazione spaziale modifica profondamente il microbiota intestinale. Cambiando la composizione dei microrganismi presenti nell’intestino, possono modificarsi anche alcuni processi biologici fondamentali, con possibili ripercussioni sulla lucidità mentale, sulla memoria, sull’attenzione e sulla capacità decisionale. Aspetti che, durante una missione spaziale, possono fare la differenza tra il successo e il fallimento di un’intera operazione. Per questo motivo la ricerca sta cercando di comprendere quali strategie nutrizionali possano preservare l’equilibrio del microbiota anche nello spazio.

Foto di NASA su Unsplash

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La metabolomica apre una nuova frontiera della ricerca

Da quasi vent’anni Vassilios Fanos si occupa di metabolomica, disciplina che studia le molecole prodotte dall’organismo e dai microrganismi che lo abitano. L’obiettivo non è soltanto identificare quali batteri siano presenti nell’intestino, ma capire cosa stanno facendo in un determinato momento. «La domanda più importante non è sapere chi vive nel nostro intestino, ma comprendere quale attività stia svolgendo», spiega il ricercatore.

Questa informazione consente infatti di valutare l’impatto reale del microbiota sulla salute e di progettare interventi nutrizionali o terapeutici sempre più personalizzati. Applicare questo approccio alle missioni spaziali potrebbe permettere di monitorare costantemente le condizioni degli astronauti e intervenire prima che eventuali alterazioni compromettano il loro stato di salute.

Dallo spazio alla medicina di tutti i giorni

Uno degli aspetti più interessanti della ricerca spaziale è la sua capacità di produrre benefici anche sulla Terra. Secondo Fanos, studiare il comportamento dell’organismo umano in condizioni estreme permette di comprendere meglio numerosi meccanismi biologici applicabili anche alla medicina quotidiana. Le conoscenze acquisite durante le missioni lunari potrebbero infatti migliorare la gestione di pazienti fragili, favorire nuove strategie nutrizionali personalizzate e contribuire allo sviluppo di sistemi diagnostici più rapidi.

In questo contesto assume un ruolo centrale il concetto di biomarcatore, cioè un indicatore biologico capace di fornire informazioni sullo stato di salute dell’individuo. L’obiettivo della ricerca è arrivare a strumenti semplici e immediati che consentano di monitorare costantemente gli astronauti durante la missione, individuando tempestivamente eventuali segnali di rischio.

La medicina spaziale sarà sempre più personalizzata

Il futuro dell’esplorazione spaziale non passerà soltanto attraverso nuove navicelle o sistemi di propulsione più efficienti. Sarà necessario conoscere sempre meglio il funzionamento del corpo umano per adattare alimentazione, cure e protocolli medici alle caratteristiche di ogni singolo astronauta.

È questa la direzione verso cui si sta muovendo la medicina personalizzata, destinata a diventare uno dei pilastri delle future missioni sulla Luna e, successivamente, verso Marte. La possibilità di prevedere chi risponde meglio allo stress, chi necessita di un supporto nutrizionale specifico e chi presenta maggiori fattori di rischio rappresenta un vantaggio strategico per qualsiasi programma di esplorazione.

Dall’intestino passa il futuro dell’esplorazione spaziale

Quando immaginiamo il futuro dello spazio pensiamo quasi sempre a motori sempre più potenti, robot autonomi e habitat lunari. La riflessione proposta da Vassilios Fanos invita invece a guardare in una direzione diversa, ricordando che il primo grande laboratorio da comprendere resta il corpo umano. «Nel nostro intestino vivono circa 100 trilioni di microrganismi, più delle stelle della Via Lattea», osserva il professore. Un’immagine potente che sintetizza perfettamente la complessità di questo ecosistema invisibile.

Comprendere come questo universo microscopico reagisce alle condizioni estreme dello spazio potrebbe diventare una delle più importanti innovazioni della medicina del futuro. Perché, prima ancora di conquistare nuovi mondi, sarà fondamentale imparare a conoscere fino in fondo quello che portiamo già dentro di noi.

Foto di National Institute of Allergy and Infectious Diseases su Unsplash

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