
Mentre il mondo si prepara a celebrare i Giochi Invernali di Milano‑Cortina 2026, dietro le quinte dell’evento sportivo più atteso si gioca una partita parallela, invisibile ma potenzialmente decisiva: quella della sicurezza digitale. Le Olimpiadi non sono solo una vetrina globale per lo sport d’élite, ma anche un obiettivo di altissimo valore per criminali informatici, gruppi hacktivisti e attori statali. A lanciare l’allarme è Palo Alto Networks, attraverso un nuovo report del suo team di intelligence sulle minacce, Unit 42, dal titolo Cyber Threats to Milan-Cortina 2026.
Un ecosistema digitale sotto i riflettori
Con oltre tre miliardi di spettatori previsti a livello globale, Milano-Cortina 2026 rappresenta un ecosistema digitale vastissimo e interconnesso. Infrastrutture critiche, sistemi di biglietteria, reti di trasmissione, piattaforme di pagamento, hospitality, trasporti e sicurezza fisica sono tutti elementi che, se compromessi, possono generare effetti a catena. Non si tratta soltanto di furti di dati: il rischio reale è quello di interruzioni distribuite, danni reputazionali, frodi finanziarie e, nei casi più gravi, impatti sulla sicurezza delle persone.
La storia recente dimostra quanto questi timori siano fondati. A PyeongChang 2018, attacchi informatici hanno colpito le infrastrutture digitali e il Wi-Fi olimpico. Durante Tokyo 2024, gruppi legati ad ambienti russi hanno tentato di sabotare le attività pre-Giochi. A Parigi 2024 si è registrato un picco di attacchi DDoS, phishing a tema olimpico e truffe digitali. Milano-Cortina si inserisce dunque in una traiettoria già nota, ma con una complessità ulteriormente amplificata.
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Chi sono gli attaccanti
Secondo Unit 42, le minacce attese per il 2026 provengono da tre grandi categorie di attori. I primi sono i gruppi ransomware motivati dal profitto, capaci di colpire rapidamente e con grande efficienza: alcuni, come Dark Scorpius, sono in grado di esfiltrare dati sensibili in poche ore. Il secondo fronte è rappresentato da attori statali altamente sofisticati, tra cui gruppi di spionaggio legati a interessi geopolitici, come il russo Fighting Ursa/APT28 o il cinese Insidious Taurus, che mirano a raccogliere intelligence o a posizionarsi per attacchi futuri. Infine, vi sono i gruppi hacktivisti ideologicamente motivati, come Anonymous, interessati più alla visibilità globale e all’impatto mediatico che al guadagno economico.

Le tecniche: quando l’AI diventa arma
Il report evidenzia come il vero salto di qualità delle minacce sia legato all’uso dell’intelligenza artificiale. Le campagne di phishing diventano sempre più credibili grazie all’AI generativa, mentre l’ingegneria sociale evolve in forme estremamente personalizzate. Deepfake vocali e video, in grado di impersonare dirigenti o personale IT, rischiano di ingannare anche gli operatori più esperti. A questo si aggiungono attacchi DDoS per paralizzare servizi essenziali, lo sfruttamento di vulnerabilità in sistemi implementati in tempi rapidi e l’abuso della complessità stessa dell’ecosistema olimpico.
La posta in gioco
Milano-Cortina 2026 è un bersaglio ideale perché concentra, in un arco temporale limitato, enormi volumi di dati, transazioni e attenzioni mediatiche. Le minacce possono colpire ogni ambito: dalla trasmissione degli eventi sportivi ai trasporti pubblici, dagli alloggi alla sicurezza degli atleti e dei VIP presenti. In un contesto di crescenti tensioni geopolitiche, i Giochi diventano anche un palcoscenico per messaggi politici e azioni dimostrative, amplificando l’impatto di qualsiasi attacco riuscito.
“Il 2026 sarà l’anno dei difensori”
“Le Olimpiadi invernali rappresentano un ecosistema digitale immenso e ricco di bersagli, che va ben oltre i soli siti di gara”, sottolinea Umberto Pirovano, Senior Manager Technical Solutions di Palo Alto Networks. “Ci aspettiamo tre tipi principali di minacce: ransomware orientato al profitto, spionaggio statale e hacktivismo. Il vero cambiamento sarà però l’impiego massiccio dell’AI da parte degli attaccanti, che alimenterà un social engineering 2.0”.
Per rispondere a questo scenario, la strategia indicata dagli esperti è chiara: approccio Zero Trust, nessuna fiducia implicita verso utenti o dispositivi, e sicurezza nativa dell’AI. La visibilità totale sulla rete diventa un requisito imprescindibile, perché – come ricordano da Unit 42 – non si può proteggere ciò che non si vede.
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Oltre l’evento
Milano-Cortina 2026 sarà quindi molto più di un grande evento sportivo. Sarà un banco di prova per la resilienza digitale di un intero Paese e per la capacità di difendere infrastrutture complesse in un’epoca in cui lo spazio cyber è diventato terreno di confronto strategico. Vincere questa sfida significherà non solo garantire Giochi sicuri, ma lasciare un’eredità tecnologica e culturale fondamentale per il futuro.
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