
Ogni estate milioni di italiani percorrono l’autostrada del Sole per raggiungere le località di villeggiatura del Mezzogiorno. Ma per molti cittadini del Sud quello stesso viaggio avviene durante tutto l’anno per una ragione ben diversa: accedere a cure oncologiche disponibili lontano dalla propria regione di residenza. La cosiddetta mobilità sanitaria continua infatti a rappresentare uno degli indicatori più evidenti delle disuguaglianze territoriali del sistema sanitario italiano.
Dietro gli spostamenti dei pazienti, tuttavia, si nasconde un problema ancora meno visibile. Il divario non nasce soltanto nel momento dell’intervento chirurgico o della terapia, ma spesso molto prima, nella fase della diagnosi molecolare, oggi sempre più centrale per definire percorsi terapeutici personalizzati. È proprio su questo passaggio che si concentra l’attività di RoseBio, spin-off del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) nato a Brescia nel 2024, che punta a rendere la diagnostica oncologica avanzata accessibile anche agli ospedali di provincia attraverso una nuova piattaforma tecnologica.
Una mobilità sanitaria che continua a crescere
Secondo i dati più recenti, la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto un valore di 5,15 miliardi di euro, il livello più alto mai registrato nel nostro Paese. Il fenomeno fotografa una forte concentrazione dell’offerta sanitaria specialistica in alcune aree del Nord. Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto raccolgono infatti oltre il 95% del saldo attivo della mobilità sanitaria, mentre regioni come Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Sardegna e Lazio registrano la quota maggiore di pazienti costretti a curarsi altrove.
Il dato assume particolare rilievo nel caso del tumore al seno. Su oltre 66 mila interventi eseguiti in Italia, più di 5.200 hanno riguardato pazienti operati fuori dalla propria regione. Se la media nazionale della mobilità si attesta intorno all’8%, nel Mezzogiorno raggiunge il 15%, con punte vicine al 50% in Calabria.

Il problema inizia prima della terapia
Quando si parla di disuguaglianza sanitaria, il dibattito pubblico tende a concentrarsi sulla disponibilità di strutture ospedaliere o sull’accesso agli interventi chirurgici. Secondo RoseBio, però, il primo ostacolo emerge molto prima. La medicina oncologica contemporanea si basa sempre più sulla medicina di precisione, che richiede di analizzare il profilo genetico del tumore per individuare le terapie più appropriate.
Prima ancora della cura è quindi necessario ottenere una diagnosi molecolare accurata. È proprio in questa fase che i tempi possono allungarsi sensibilmente, soprattutto quando i campioni biologici devono essere inviati verso grandi centri specialistici già fortemente impegnati. Come sottolinea Marcella Chiari, CEO e co-founder di RoseBio, il tempo rappresenta una variabile decisiva. «Si discute di dove si opera, quasi mai del luogo in cui si arriva alla diagnosi molecolare. Ma è lì che il paziente perde le settimane che contano.» Un ritardo diagnostico può infatti influenzare l’intero percorso clinico, posticipando l’avvio delle terapie personalizzate.
Screening e diagnostica: un doppio divario
Le differenze territoriali emergono già nelle attività di prevenzione. Secondo i dati disponibili, la copertura dello screening mammografico raggiunge circa il 62% nel Nord Italia, mentre nelle regioni meridionali si ferma intorno al 34%. Anche lo screening colorettale evidenzia uno squilibrio significativo, con percentuali pari al 46% nel Nord contro il 18% nel Sud.
Ma individuare precocemente un tumore rappresenta soltanto il primo passo. Per accedere ai più moderni farmaci a bersaglio molecolare è necessario effettuare una profilazione genomica completa e sottoporre successivamente il caso al Molecular Tumor Board, il gruppo multidisciplinare incaricato di interpretare i risultati dei test genetici e individuare la strategia terapeutica più appropriata. Queste competenze risultano oggi concentrate prevalentemente presso IRCCS, policlinici universitari e grandi centri oncologici, con una distribuzione ancora poco omogenea sul territorio nazionale.

Dallo spazio alle nostre case: le tecnologie nate per gli astronauti che oggi usiamo ogni giorno
La proposta tecnologica di RoseBio
Per affrontare questa criticità RoseBio sta sviluppando ZipArray, una piattaforma di diagnostica molecolare oggi in fase di validazione. La tecnologia consente di analizzare da 30 a 500 varianti genetiche tumorali attraverso un unico test, restituendo risultati in meno di quattro ore e con un costo inferiore ai 100 euro. Uno degli elementi distintivi riguarda la semplicità di utilizzo.
A differenza delle tradizionali tecnologie di Next Generation Sequencing (NGS), ZipArray non richiede complesse analisi bioinformatiche e può essere utilizzata sfruttando la strumentazione già presente in numerosi laboratori clinici. Questo aspetto potrebbe consentire anche a ospedali di piccole e medie dimensioni di effettuare direttamente la profilazione molecolare, riducendo la necessità di inviare campioni ai grandi centri di riferimento.
Innovazione per una sanità più distribuita
L’obiettivo dello spin-off è contribuire a costruire un modello sanitario più distribuito, nel quale la diagnosi avanzata possa essere eseguita vicino al luogo di cura del paziente.
Secondo Natasa Zarovni e Silvia Galbiati, co-founder di RoseBio e biologhe molecolari, anticipare la fase diagnostica permetterebbe ai pazienti di arrivare presso i centri specialistici con un quadro molecolare già completo. In questo modo il Molecular Tumor Board potrebbe valutare immediatamente il caso, evitando ulteriori passaggi e riducendo i tempi necessari all’avvio delle terapie.

Tecnologia e accessibilità
La sfida della medicina di precisione non riguarda soltanto lo sviluppo di nuovi farmaci o tecnologie sempre più sofisticate. Sempre più spesso il vero elemento innovativo consiste nella capacità di rendere queste soluzioni accessibili, sostenibili e distribuibili sull’intero territorio nazionale. In questo contesto, strumenti come ZipArray rappresentano un esempio di come l’innovazione possa intervenire non solo sull’efficacia clinica, ma anche sull’organizzazione dei servizi sanitari.
Ridurre i tempi diagnostici, decentralizzare alcune procedure e rafforzare la capacità operativa degli ospedali territoriali significa infatti intervenire su uno degli aspetti più critici della sanità contemporanea: garantire pari opportunità di accesso alle cure indipendentemente dal luogo di residenza. Per un sistema sanitario chiamato ad affrontare l’aumento delle patologie oncologiche e la crescente complessità delle terapie personalizzate, la vera innovazione potrebbe quindi non essere soltanto tecnologica, ma anche organizzativa, rendendo la diagnostica molecolare uno strumento realmente diffuso e disponibile su tutto il territorio nazionale.













