Innovazione consapevole

Relicyc, l’AI entra nella logistica ma con metodo

Relicyc punta su un’adozione graduale dell’AI, tra formazione, qualità dei dati e uso consapevole della tecnologia

di Redazione Innovami.news | 11 Settembre 2026
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L’azienda del riciclo sta introducendo strumenti di intelligenza artificiale nel team, puntando su formazione, qualità dei dati e valutazione concreta dei benefici.

L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui le aziende affrontano decisioni e processi operativi, anche nella logistica. Per Relicyc, realtà attiva da 45 anni nel riciclo di materie plastiche e legno, l’adozione dell’AI passa però da un principio preciso: utilizzare la tecnologia quando produce un vantaggio reale, senza confondere la novità con l’efficacia.

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AI e logistica, dalla risposta alla decisione

Nella supply chain l’evoluzione tecnologica non riguarda più soltanto il monitoraggio delle merci o l’automazione di singole attività. Intelligenza artificiale, RFID, Digital Twin e robotica stanno ampliando le possibilità di analisi e gestione dei processi, fino ad arrivare a sistemi capaci di intervenire direttamente sulle decisioni operative.

Il passaggio indicato da Relicyc è quello dai sistemi che suggeriscono una soluzione a strumenti in grado di agire autonomamente. In prospettiva, l’AI può arrivare a riequilibrare le scorte, prenotare trasporti o modificare programmi produttivi senza richiedere un intervento umano per ogni singola operazione. È un cambiamento che introduce anche un nuovo modo di valutare il ritorno della tecnologia. Accanto al tradizionale ROI, legato al ritorno sull’investimento, nel comunicato viene indicato il concetto di ROD, Return on Decision: l’attenzione si sposta sul valore prodotto dalle numerose decisioni che i sistemi di AI possono contribuire a prendere nel corso delle attività aziendali.

Ma più automazione significa anche nuove responsabilità. Governance, qualità dei dati e affidabilità degli algoritmi diventano elementi da considerare prima di affidare a un sistema decisioni con effetti concreti sull’organizzazione.

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Relicyc sceglie un approccio graduale all’AI

È proprio su questo punto che si concentra la posizione di Alessandro Minuzzo, CEO di Relicyc. Per il manager, l’innovazione non coincide semplicemente con l’introduzione di uno strumento tecnologico, ma parte dalla capacità delle persone di elaborare nuove idee e trasformarle in applicazioni concrete.

“L’innovazione è prima di tutto un processo mentale”, spiega Minuzzo. La riflessione arriva da un’esperienza maturata anche attraverso l’utilizzo degli strumenti digitali, fino al confronto più recente con l’intelligenza artificiale generativa. Secondo il CEO, l’AI richiede però un approccio diverso rispetto alle applicazioni tradizionali. La tecnologia può modificare il modo in cui le persone lavorano e ragionano, ma il risultato dipende dalla capacità di indirizzarla correttamente.

“Non possiamo pensare che ciò che è nuovo sia per forza migliore di ciò che lo precede”, sottolinea Minuzzo. Il criterio, quindi, resta quello dell’utilità: una tecnologia può essere più funzionale in determinati contesti senza essere automaticamente la scelta migliore.

Dalla blockchain alla formazione del team

L’interesse di Relicyc per gli strumenti digitali non è limitato all’AI generativa. L’azienda ha già lavorato sull’utilizzo della blockchain all’interno di un progetto dedicato alla tracciabilità e si prepara ora a introdurre diversi strumenti di intelligenza artificiale nel proprio team.

La scelta nasce da due esigenze. Da una parte, la volontà di aumentare la familiarità dei collaboratori con tecnologie che stanno entrando sempre più nei processi aziendali. Dall’altra, la necessità di rendere più omogeneo l’utilizzo delle diverse piattaforme, prestando attenzione anche alla riservatezza delle informazioni inserite nei sistemi. Non si tratta, quindi, di affidare semplicemente nuovi strumenti ai dipendenti. Relicyc ha scelto un percorso di formazione esteso a tutti i collaboratori, con l’obiettivo di costruire competenze diffuse e un utilizzo più consapevole dell’AI.

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Il limite dell’AI resta anche nella qualità degli input

L’esperienza diretta di Minuzzo mette in evidenza un altro aspetto spesso sottovalutato nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale: il risultato non è necessariamente corretto o di qualità solo perché prodotto da un sistema avanzato.

Durante i mesi di sperimentazione, il CEO ha riscontrato casi in cui l’AI non ha interpretato correttamente gli input o ha restituito contenuti meno approfonditi e professionali rispetto alle aspettative. Una parte del problema, osserva Minuzzo, dipende anche dal modo in cui viene formulata la richiesta. L’uso dell’AI richiede quindi competenze specifiche, così come accade con strumenti ormai consolidati come Excel o Word: la differenza tra un utente esperto e uno alle prime armi può incidere significativamente sul risultato.

Per Relicyc, questo porta a una conclusione operativa piuttosto semplice. L’AI può diventare uno strumento quotidiano di lavoro, ma il suo valore dipende dalle persone che la utilizzano, dalla qualità dei dati e dalla capacità di verificare ciò che produce. La direzione scelta dall’azienda è dunque quella dell’adozione progressiva. Prima di chiedere alla tecnologia di decidere, serve capire dove può essere utile, quali rischi introduce e quali competenze sono necessarie per governarla.

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