MATERIALI BIOTECH

Nanocellulosa batterica, in Campania il primo impianto tessile

Knowledge for Business investe 1,2 milioni di euro in un impianto campano per produrre nanocellulosa batterica destinata al tessile

di Redazione Innovami.news | 17 Agosto 2026
Foto: Ufficio stampa

Dalla sperimentazione in laboratorio alla produzione su scala industriale. Knowledge for Business investe 1,2 milioni di euro nella nanocellulosa batterica, un materiale biobased che potrebbe aprire nuove prospettive per il settore tessile e, parallelamente, per alcune applicazioni sanitarie.

Il programma prevede la realizzazione in Campania del primo impianto italiano dedicato alla produzione di nanocellulosa batterica e, secondo quanto annunciato dalla società, della prima esperienza industriale europea rivolta specificamente al comparto tessile. Un passaggio significativo per una tecnologia che, nel continente, è stata finora sviluppata soprattutto in ambito medicale.

L’obiettivo è trasformare un materiale studiato per anni nei laboratori di Knowledge for Business in una soluzione concretamente utilizzabile dalle imprese. Non si tratta, quindi, soltanto di aumentare la capacità produttiva, ma di costruire un collegamento diretto tra ricerca scientifica, manifattura e mercato.

Un materiale biobased nato da processi biologici

La nanocellulosa batterica viene ottenuta attraverso l’attività di microrganismi appartenenti alla famiglia degli acetobatteri. Il processo sviluppato da Knowledge for Business non prevede l’impiego di materie prime di origine animale e punta a limitare il ricorso alle lavorazioni chimiche tradizionalmente associate alla produzione di materiali sintetici.

Grazie ai processi proprietari sperimentati dall’azienda, il risultato presenta caratteristiche tattili, visive e meccaniche che ricordano quelle della pelle animale. Il materiale può essere lavorato, trattato e adattato a esigenze differenti, mantenendo proprietà di resistenza e flessibilità considerate particolarmente interessanti per il mondo della moda.

La sfida è offrire al comparto tessile una soluzione capace di superare la contrapposizione tra pelle naturale e materiali sintetici. Molte ecopelli oggi disponibili, infatti, continuano a essere realizzate utilizzando componenti di derivazione fossile. La nanocellulosa batterica prova invece a introdurre un’alternativa basata su processi biologici e fonti rinnovabili.

Knowledge for Business intende rivolgersi inizialmente ai segmenti di eccellenza della moda, dove la ricerca sui materiali incontra una maggiore disponibilità a sperimentare nuove lavorazioni. È proprio nel lusso, nella sartoria e nelle produzioni a elevato contenuto creativo che un materiale innovativo può essere testato non soltanto per le sue prestazioni, ma anche per la sua capacità di generare nuove estetiche.

Foto: Ufficio stampa

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Dalla Salomè alla produzione industriale

Il progetto non parte da zero. Negli ultimi anni la biocellulosa sviluppata da Knowledge for Business è stata sottoposta a diverse sperimentazioni, alcune delle quali hanno già permesso al materiale di uscire dal laboratorio.

Tra le esperienze più significative figura la collaborazione con il Teatro di San Carlo di Napoli, che ha utilizzato la biocellulosa prodotta dall’azienda per realizzare una parte dei costumi di scena della Salomè.

Il teatro ha rappresentato un banco di prova particolarmente interessante. Un costume deve infatti rispondere a esigenze estetiche, tattili e funzionali, adattandosi al movimento degli interpreti e alla visione creativa della produzione. L’utilizzo in scena ha quindi permesso di osservare il comportamento del materiale in un contesto reale e complesso.

Ora il nuovo investimento segna il passaggio più delicato: trasformare un prototipo promettente in un prodotto ripetibile, disponibile in quantità maggiori e compatibile con le necessità dell’industria.

«Con questo investimento compiamo il passaggio dalla sperimentazione alla produzione industriale», ha spiegato Massimo Bracale, direttore Sviluppo e Innovazione di Knowledge for Business. La società investirà direttamente nella realizzazione dell’impianto, con l’obiettivo di mettere a disposizione del sistema moda un materiale che possa combinare qualità, lavorabilità e sostenibilità ambientale.

Perché la scalabilità è la vera sfida

Molte innovazioni legate ai biomateriali riescono a dimostrare la propria efficacia in laboratorio, ma incontrano difficoltà quando devono essere prodotte in volumi compatibili con il mercato. La vera barriera non è sempre scientifica: spesso riguarda la scalabilità, la continuità della produzione, il controllo della qualità e la sostenibilità economica.

La costruzione di un impianto dedicato diventa quindi una parte centrale del percorso. Per entrare nelle filiere tessili, la nanocellulosa dovrà essere disponibile con caratteristiche uniformi, tempi prevedibili e costi progressivamente competitivi.

Sarà inoltre necessario comprendere come il materiale reagirà alle lavorazioni utilizzate dalle aziende della moda: taglio, cucitura, tintura, assemblaggio e conservazione. La sperimentazione industriale servirà proprio a ridurre la distanza tra le proprietà osservate in laboratorio e le condizioni richieste da designer, modellisti e produttori.

Per la Campania, il progetto rappresenta anche l’occasione di sviluppare una competenza produttiva in un ambito ancora emergente. La regione potrebbe diventare un punto di incontro tra biotecnologie, manifattura creativa e ricerca sui nuovi materiali, contribuendo alla costruzione di una filiera specializzata.

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La nanocellulosa batterica per medicazioni e bendaggi

Accanto alla componente tessile, il programma comprende un progetto di ricerca dedicato alle applicazioni sanitarie della nanocellulosa batterica. Le sue proprietà igrometriche, cioè la capacità di interagire con l’umidità, potrebbero renderla adatta alla realizzazione di medicazioni e bendaggi per il trattamento di ustioni e piaghe da decubito.

Il progetto sarà diretto da Paolo Netti, professore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. La ricerca punta ad associare le caratteristiche della nanocellulosa a sistemi di elettrostimolazione progettati per favorire i processi di rigenerazione dei tessuti.

La prima fase sperimentale sarà rivolta al settore veterinario. Successivamente, sulla base dei risultati ottenuti e dei necessari percorsi di validazione, la ricerca potrà essere estesa alle applicazioni per la salute umana.

È un esempio di come lo stesso materiale possa essere studiato in ambiti apparentemente lontani. Nel tessile viene osservato per la sua flessibilità, il suo aspetto e la sua lavorabilità; in campo sanitario diventano centrali la capacità di gestire l’umidità, l’interazione con i tessuti e la possibilità di trasformarlo in un supporto funzionale.

Un nuovo laboratorio per sostenere la ricerca

Per accompagnare lo sviluppo delle attività, Knowledge for Business ha ampliato BIOlogic, il proprio laboratorio di ricerca, inaugurando una nuova sede a Casandrino, in provincia di Napoli.

L’infrastruttura avrà il compito di sostenere sia il consolidamento dei processi produttivi sia la ricerca sulle possibili applicazioni della nanocellulosa. Il progetto ha inoltre ottenuto un cofinanziamento dalla Regione Campania nell’ambito delle iniziative strategiche coerenti con la piattaforma europea STEP, dedicata al rafforzamento delle tecnologie considerate fondamentali per l’autonomia e la competitività dell’Unione europea.

Knowledge for Business è conosciuta anche per l’organizzazione di Innovation Village, network che da undici anni mette in relazione ricerca, imprese, istituzioni e innovatori. Con il nuovo investimento, la società passa però dal ruolo di facilitatore dell’innovazione a quello di soggetto direttamente impegnato nello sviluppo industriale di una tecnologia.

È probabilmente questo l’aspetto più interessante del progetto. La nanocellulosa batterica non viene presentata soltanto come materiale del futuro, ma come una soluzione da produrre, testare e inserire nelle filiere esistenti. Il successo dipenderà dalla capacità di trasformare una sperimentazione promettente in un processo affidabile e accessibile alle aziende.

La produzione in Campania può diventare il primo passo di un percorso più ampio. Se il materiale riuscirà a rispondere alle richieste del settore tessile e a dimostrare il proprio valore anche in campo sanitario, l’investimento potrà contribuire alla crescita di una nuova industria italiana basata sull’incontro tra biologia, sostenibilità e manifattura avanzata.

Foto: Ufficio stampa

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