Sanità Digitale

Sanità, l’innovazione non basta: la sfida è portarla ai cittadini

Dall’intelligenza artificiale alla robotica assistiva, la XIII Summer School di Motore Sanità mette al centro il divario tra progresso tecnologico e capacità dei territori di trasformarlo in cure accessibili

di Redazione Innovami.news | 17 Settembre 2026
Foto: Ufficio stampa

Farmaci innovativi, intelligenza artificiale, diagnostica avanzata e tecnologie digitali stanno cambiando la sanità. Ma avere a disposizione nuovi strumenti non significa automaticamente riuscire a portarli ai cittadini. È da questo divario tra innovazione e applicazione concreta che partirà la XIII Summer School di Motore Sanità, in programma a Gallio, in provincia di Vicenza, dal 16 al 18 settembre 2026.

L’edizione di quest’anno si intitola La Salute “Glocal”. L’innovazione dal mondo global alle realtà locali e proverà a rispondere a una domanda sempre più urgente: come trasformare ciò che nasce dalla ricerca e dalla tecnologia in servizi realmente accessibili nei territori?

Dall’intelligenza artificiale ai nuovi modelli sanitari

La questione non riguarda soltanto quali tecnologie adottare. Il punto è capire se il sistema sanitario sia organizzato per utilizzarle in modo efficace. L’innovazione tecnologica e farmaceutica procede mentre il Servizio Sanitario Nazionale deve confrontarsi con invecchiamento della popolazione, aumento delle cronicità e sostenibilità economica. L’AI, la robotica assistiva e gli strumenti digitali possono offrire nuove possibilità, ma richiedono anche una revisione dei processi e dei modelli organizzativi.

«Non basta che l’innovazione sia disponibile: bisogna costruire i modelli organizzativi capaci di portarla realmente ai cittadini, coniugando innovazione, sostenibilità, appropriatezza e risultati», ha spiegato Luciano Flor dell’Osservatorio Innovazione Motore Sanità durante la presentazione della Summer School a Padova. Il tema è quindi meno tecnologico di quanto possa sembrare. Una nuova soluzione produce un impatto reale soltanto quando entra nei percorsi di cura e diventa utilizzabile da medici, strutture e pazienti.

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Gerosa: «Dobbiamo reingegnerizzare il sistema sanitario»

A porre la questione in termini ancora più netti è Gino Gerosa, Assessore alla Sanità della Regione Veneto, che lega la trasformazione tecnologica anche ai cambiamenti demografici. Con una popolazione che invecchia e una platea di cittadini in età lavorativa destinata a restringersi, secondo Gerosa diventa necessario interrogarsi sulla sostenibilità del sistema con le risorse disponibili.

Il riferimento è anche alla legge 833 del dicembre 1978, alla base dell’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale. «Applichiamo categorie, soluzioni e strategie pensate cinquant’anni fa, mentre il contesto è profondamente cambiato», osserva Gerosa.

Da qui la necessità, secondo l’assessore, di «reingegnerizzare il sistema» facendo leva sulle nuove tecnologie, sull’intelligenza artificiale e sulla robotica assistiva. Un processo che, nella sua lettura, dovrebbe partire prima che la pressione demografica raggiunga livelli ancora più elevati.

Anche Andrea Costa, esperto in strategie di attuazione PNRR Missione 6 Salute, richiama l’attenzione sul passaggio dall’innovazione teoricamente disponibile alla sua applicazione quotidiana. Le nuove soluzioni, sostiene, generano valore quando riescono a entrare concretamente nell’organizzazione dei servizi e nei percorsi di cura.

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Sostenibilità, prevenzione ed equità tra territori

La Summer School di Gallio affronterà quattro aree considerate decisive per questo passaggio. La prima riguarda la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale e la possibilità di recuperare efficienza senza rallentare l’adozione dell’innovazione. La seconda è la prevenzione, che oggi va oltre vaccinazioni e malattie infettive e interessa sempre più oncologia, patologie cardiovascolari e cronicità.

C’è poi il tema dell’equità territoriale. L’accesso a una terapia, a una tecnologia o a uno specifico percorso di cura può variare tra Regioni e persino tra territori della stessa Regione. Rendere più omogenee le risposte ai cittadini diventa quindi parte integrante della trasformazione sanitaria.

L’ultimo fronte riguarda le buone pratiche già sperimentate a livello locale. L’obiettivo è individuare modelli che funzionano e capire come possano essere trasferiti altrove, evitando che rimangano esperienze isolate.

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La sfida “Glocal” della sanità

Nel confronto entreranno anche le reti regionali e i percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali, strumenti chiamati a tenere insieme appropriatezza, efficienza e crescente complessità dei bisogni. Dal 16 al 18 settembre istituzioni, professionisti, esperti, industria e rappresentanti dei pazienti si confronteranno quindi non soltanto sulle tecnologie disponibili, ma sulle condizioni necessarie per utilizzarle davvero.

Il percorso porterà alla definizione della Dichiarazione d’Intenti “La Salute Glocal 2026-2028”, pensata per individuare impegni e forme di collaborazione tra istituzioni, Regioni e stakeholder. Durante i tre giorni ci sarà anche un appuntamento internazionale. Il 17 settembre ricorre infatti la Giornata Mondiale della Sicurezza del Paziente, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dedicata nel 2026 alle cure sicure per le malattie non trasmissibili con il tema Safe care for life!.

La domanda che accompagnerà Gallio resta quindi concreta: non quanto velocemente stia avanzando l’innovazione sanitaria, ma quanto velocemente il sistema riuscirà a trasformarla in cure accessibili, sicure e sostenibili per i cittadini.

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