
Essere primi su Google potrebbe non bastare più. Con la diffusione delle AI Overviews, una quota crescente di utenti trova la risposta direttamente nella pagina dei risultati senza aprire alcun sito. Secondo i dati oltre il 65% delle ricerche termina ormai senza un clic esterno, con conseguenze dirette per aziende, professionisti ed editori.
AI Overviews e ricerche senza clic: cosa sta cambiando
Per anni una delle priorità di chi lavorava sulla visibilità online è stata conquistare le prime posizioni nei risultati organici di Google. L’arrivo delle sintesi generate dall’intelligenza artificiale sta modificando questo meccanismo. Le AI Overviews compaiono nella parte alta della pagina e cercano di rispondere direttamente alla domanda dell’utente combinando informazioni provenienti da più fonti. Alcuni siti vengono citati, ma il collegamento alla pagina originale può risultare meno evidente rispetto alla risposta elaborata da Google.
Le ricerche di SparkToro, BrightEdge e Seer Interactive indicano che oltre il 65% delle ricerche su Google termina senza clic verso un sito esterno. L’utente può leggere una risposta, utilizzare uno degli strumenti presenti nella pagina oppure effettuare una nuova ricerca senza lasciare Google. Per chi produce contenuti, quindi, il posizionamento continua a contare, ma non garantisce più automaticamente lo stesso volume di traffico.

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Il primo risultato organico può perdere fino al 61% dei clic
L’effetto diventa ancora più evidente analizzando il CTR, cioè la percentuale di utenti che cliccano su un risultato dopo averlo visualizzato. Secondo gli studi, quando compare una AI Overview il CTR del primo risultato organico può diminuire fino al 61%. Un sito potrebbe quindi mantenere un ottimo ranking e ricevere comunque molte meno visite rispetto a quelle che avrebbe ottenuto con la precedente struttura della pagina.
A essere maggiormente coinvolte sono le ricerche informative. Domande, guide, confronti e richieste di spiegazioni sono infatti contenuti che l’intelligenza artificiale può sintetizzare direttamente nei risultati. Il cambiamento introduce anche una nuova domanda per aziende ed editori: non soltanto come raggiungere la prima posizione, ma come riuscire a essere presenti negli spazi che l’utente vede e utilizza realmente.

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Sugli smartphone fino al 90% della schermata è già occupato
La competizione per l’attenzione aumenta ulteriormente da mobile. Secondo i dati, AI Overviews, annunci sponsorizzati e altri elementi di Google possono occupare tra l’80% e il 90% della schermata visibile prima dello scroll.
Il risultato organico non scompare, ma può trovarsi molto più in basso. Per raggiungerlo, l’utente deve quindi continuare a scorrere dopo aver già incontrato risposte automatiche, pubblicità, immagini, video, mappe e suggerimenti. La prima pagina di Google sta così diventando un ambiente molto più frammentato, nel quale contenuti organici e formati controllati direttamente dalla piattaforma competono per pochi secondi di attenzione.

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Google Ads può diventare più competitivo
La perdita di traffico organico potrebbe portare alcune aziende a spostare maggiori risorse sulla pubblicità a pagamento. Ma aumentare semplicemente il budget non significa necessariamente recuperare le visite perse. È il punto sottolineato da Valerio Celletti, esperto di Google Ads e autore del manuale Google Ads da Professionisti, pubblicato nel marzo 2026 e rivolto a freelance, specialisti, agenzie e imprese.
Secondo Celletti, reagire automaticamente a un calo del traffico aumentando gli investimenti pubblicitari rischia di essere controproducente. In una pagina dei risultati sempre più affollata, diventano più importanti la struttura delle campagne, la misurazione delle performance, la qualità dei messaggi e la capacità di capire quali attività generino effettivamente risultati.
L’automazione, nella sua analisi, può essere utile quando viene affiancata al controllo umano e a un metodo preciso. Senza questa impostazione, il rischio è semplicemente quello di aumentare la spesa senza comprendere quali elementi della campagna stiano funzionando.
Dalla SEO a una strategia di visibilità più ampia
Il cambiamento delle ricerche Google non significa necessariamente la fine della SEO, ma potrebbe modificarne il ruolo. Le previsioni di Gartner indicano che chatbot e sistemi basati sull’intelligenza artificiale continueranno a sottrarre spazio alle modalità tradizionali di ricerca. Per aziende ed editori diventa quindi più importante lavorare contemporaneamente su più livelli: risultati organici, possibilità di essere utilizzati come fonte dalle risposte AI e campagne pubblicitarie.
Il punto non sarà più soltanto arrivare primi su Google, ma riuscire a intercettare l’utente nei pochi spazi sui quali concentra realmente l’attenzione. In un motore di ricerca dove la risposta può arrivare prima ancora del clic, contenuti autorevoli, analisi dei dati e controllo degli investimenti pubblicitari diventano parti dello stesso problema: continuare a essere trovati anche quando essere ben posizionati non garantisce più automaticamente una visita.













