Commercio Digitale

AI e viaggi, l’81% la usa per pianificare ma solo il 26% si fida per pagare

L’intelligenza artificiale conquista la pianificazione dei viaggi, ma non ancora il portafoglio: il nuovo report di Alipay+ e S&P Global mostra dove si ferma la fiducia dei consumatori

di Redazione Innovami.news | 23 Settembre 2026
Foto: Ufficio stampa

L’intelligenza artificiale è già entrata nel modo in cui organizziamo un viaggio, ma c’è un confine che molti consumatori non sono ancora pronti a superare. Utilizzarla per cercare una destinazione, confrontare esperienze o costruire un itinerario sembra ormai naturale; permetterle di prenotare, gestire un rimborso o intervenire direttamente su un pagamento è tutta un’altra storia. Secondo un nuovo report realizzato da Alipay+ e S&P Global, l’81% dei consumatori utilizza già strumenti basati sull’AI per cercare informazioni e pianificare i propri viaggi, mentre soltanto il 26% dichiara interesse ad affidarle attività operative legate al processo di acquisto.

La ricerca, condotta su 6.000 consumatori in nove mercati tra Asia, Europa e Stati Uniti, racconta quindi qualcosa che va oltre il turismo. E-wallet, AI e piattaforme interoperabili stanno modificando il commercio digitale, ma la tecnologia corre più velocemente della fiducia. Il punto non è più convincere gli utenti a utilizzare strumenti digitali: è farli sentire abbastanza sicuri da lasciare che questi strumenti agiscano anche per loro.

AI e viaggi: perché la fiducia diminuisce quando bisogna pagare

Il dato più interessante riguarda proprio la distanza tra consiglio e azione. L’81,3% degli intervistati utilizza l’AI per cercare informazioni su destinazioni ed esperienze e il 73,2% si dichiara disposto a impiegarla per prenotare hotel o voli nei prossimi dodici mesi. Quando però l’intelligenza artificiale entra direttamente nei pagamenti e nei processi decisionali, la disponibilità scende fino al 26%.

È qui che emerge uno dei nodi centrali dell’agentic commerce, il modello nel quale gli assistenti AI non si limitano a suggerire cosa acquistare, ma possono progressivamente eseguire azioni per conto dell’utente. Il problema è il livello di controllo che siamo disposti a cedere. Il 43% degli intervistati esprime preoccupazioni relative alla privacy; la stessa percentuale esita a utilizzare assistenti AI perché preferisce organizzare autonomamente i propri viaggi, mentre il 32% continua a preferire il consiglio di una persona.

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Pagamenti digitali in viaggio: perché il sistema è ancora frammentato

La fiducia nell’AI è soltanto una parte del problema. Il report mette in evidenza come anche i pagamenti internazionali tradizionali siano ancora lontani dall’esperienza semplice e universale immaginata dai consumatori. Il 54% dichiara di non avere accesso al metodo di pagamento preferito durante le prenotazioni, mentre il 53% teme che il proprio sistema non venga accettato dal merchant. Una persona su quattro continua così a portare con sé del contante come soluzione di emergenza.

E-wallet, carte, QR code e sistemi NFC convivono, ma le preferenze cambiano profondamente da un Paese all’altro. Il 63% dei consumatori utilizza già pagamenti mobile per la maggior parte delle transazioni durante i viaggi. Cina, Malesia e Thailandia mostrano una maggiore preferenza per i QR code, mentre Stati Uniti, Regno Unito e Germania tendono verso wallet collegati alle carte e basati su NFC. Il risultato è un commercio globale digitalizzato, ma non ancora realmente uniforme.

AI commerce e pagamenti: la sicurezza resta uno degli ostacoli

Quando si paga all’estero, le preoccupazioni diventano molto concrete. Il 62% degli intervistati teme per la sicurezza delle transazioni, il 56% indica tassi di cambio e commissioni tra le criticità, un altro 56% segnala la scarsa familiarità con i terminali e il 53% teme problemi di accettazione presso gli esercenti.

Il paradosso è evidente: il consumatore del 2026 è abituato a un’esperienza digitale sempre più rapida e personalizzata, ma appena attraversa un confine può ancora trovarsi a chiedersi se il proprio wallet funzionerà. «Il mondo è già mobile-first e senza confini», osserva Douglas Feagin, presidente di Ant International. Secondo Feagin, la prossima fase non sarà definita semplicemente dalla digitalizzazione dei pagamenti, ma dalla capacità degli ecosistemi di diventare «intelligenti, interoperabili e connessi a livello globale».

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Wallet digitali: da strumenti di pagamento a piattaforme per i viaggi

Sta cambiando anche ciò che chiediamo a un wallet. Non più soltanto un luogo digitale nel quale conservare carte e completare transazioni, ma un ecosistema capace di accompagnare l’intero viaggio: dalla scoperta della destinazione alla prenotazione, dai pagamenti ai rewards, fino ai servizi utilizzati una volta arrivati.

I numeri mostrano chiaramente questa evoluzione. Il 61% vorrebbe utilizzare le app per prenotare e pagare nei ristoranti, il 58% desidera gestire tutti i servizi di viaggio attraverso un’unica piattaforma, il 57% acquistare biglietti e pass per le attrazioni e il 54% prenotare i trasporti locali. Rewards e cashback sono indicati dal 52% tra i fattori che favoriscono l’utilizzo dei wallet, seguiti da tassi di cambio più convenienti al 51% e monitoraggio delle spese al 50%.

Turismo e commercio digitale: la spesa si sposta verso le esperienze locali

A rendere ancora più importante una rete di pagamenti capillare è anche il modo in cui cambia la spesa durante i viaggi. Secondo la ricerca, food & beverage e attrazioni locali sono tra i comparti che registrano gli incrementi più significativi nella spesa dei viaggiatori, rispettivamente con il 67% e il 66%. Inoltre, il 54% dei consumatori dichiara di spendere maggiormente nei negozi e nei ristoranti locali rispetto ai centri commerciali o alle grandi catene.

È un dato importante anche per comprendere la sfida tecnologica. Se il commercio internazionale non passa più soltanto dalle grandi piattaforme, dagli aeroporti o dalle catene globali, ma anche da piccoli ristoranti, negozi e attività locali, l’interoperabilità dei pagamenti diventa una questione infrastrutturale. L’esperienza digitale funziona davvero soltanto se accompagna il consumatore anche nell’ultimo miglio.

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Agentic commerce: cosa manca perché l’AI possa acquistare per noi

La direzione indicata dal report è quella di sistemi nei quali AI, pagamenti e wallet convergono progressivamente. Ant International sta lavorando in questa direzione attraverso Alipay+, che secondo i dati forniti dall’azienda connette 2 miliardi di account attraverso 50 partner di pagamento globali con merchant presenti in oltre 220 mercati di destinazione, supportando sia QR code sia NFC.

Ma la tecnologia, da sola, non risolve il problema. Perché l’agentic commerce possa diventare un comportamento quotidiano, il consumatore dovrà sapere cosa può fare l’AI, quali limiti ha, quali dati utilizza e soprattutto fino a che punto può intervenire sul suo denaro. Come sottolinea Feagin, la sfida è integrare questi strumenti all’interno di ecosistemi già considerati affidabili, mantenendo controllo e fiducia lungo tutto il percorso d’acquisto.

La fotografia che emerge è quindi meno futuristica di quanto possa sembrare. L’AI ha già conquistato la fase in cui immaginiamo, cerchiamo e organizziamo un viaggio; deve ancora conquistare quella in cui spendiamo. Ed è proprio nello spazio tra l’81% che accetta il consiglio di un algoritmo e il 26% disposto ad affidargli operazioni più concrete che si giocherà una parte importante della prossima evoluzione del commercio digitale.

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